Lo chef Willi Lapaglia all’opera: Pasta e faglioli 2.0

Altro mese, altro chef: il giovane Willi Lapaglia. Non amo molto i social, ma questo è stato un incontro da social, anzi una corsa al social, perché l’ho inseguito io… Su Instagram. Il suo profilo, mi incuriosiva. L’atmosfera delle foto, mi ricordavano il mio trascorso in America dal quale non riesco ancora a staccarmi… Sapevo che Willi mi sarebbe piaciuto. Così è stato! A voi la sua prima ricetta che dimostra come un piatto di tradizione si possa trasformare in vera e propria innovazione.

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INGREDIENTI PER 4 PERSONE:

20 conchiglie (formato di pasta)

200 gr. di fagioli cannellini;

1 spicchio d’aglio;

2 rametti di rosmarino;

olio d’oliva;

sale q.b.

pepe nero q.b.

 

PROCEDIMENTO:

Scaldare dell’olio in un tegame dai bordi alti con lo spicchio d’aglio leggermente schiacciato,  scolare i fagioli cannellini dal loro liquido di vegetazione – oppure usare i fagioli secchi e ammollarli la sera prima. Quando l’aglio avrà regalato profumo all’olio toglierlo e tuffatevi i fagioli con qualche ago di rosmarino. Abbassare il fuoco e procedete alla cottura.

Nel mentre portate a bollore un tegame con dell’acqua, regolare di sale. Quando l’acqua bollirà tuffate le conchiglie facendo attenzione a non romperle, anche perché quelle saranno “le carrozze” che condurranno i fagioli. Controllare la cottura della pasta e ovviamente aggiustate come sapore.

Rabboccare eventualmente con dell’acqua i fagioli in modo che questi diventino morbidi e cremosi, quando avranno raggiunto la cottura o la morbidezza desiderata, un terzo di questi frullateli ottenendo così una crema che vi servirà da “colla” per far aderire la pasta al piatta. L’altra insaporirla con del pepe nero grattugiato al momento.

Ultimo step: costruire il piatto. All’interno della conchiglia mettete un po’ di fagioli  leggermente schiacciati con una forchetta. Un po’ di crema di fagioli sul piatto e adagiarvi la conchiglia ripiena. Qualche ago di rosmarino per dare maggiore profumo, un giro di olio d’oliva a crudo. Portare in tavola la tradizione sottoforma di innovazione.

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