Catabbo: la Tintilia che danza, il Molise si racconta

Tra le regioni più autentiche del lungo Stivale, ancora intrise di quell’Italia che è partita e che conserva memoria, identità e valori, si colloca il Molise. Terra di passaggi e stratificazioni, attraversata nei secoli da Sanniti, Ostrogoti, Longobardi, Normanni, Angioini e Aragonesi, conquista la propria autonomia nel 1963 separandosi dall’Abruzzo. Tra i suoi figli illustri si annoverano Fred Bongusto, Tony Dallara e Vincenzo Cuoco; figura simbolica resta Celestino V, il Papa del “gran rifiuto”. Non mancano radici molisane anche in personalità come Robert De Niro, Antonello Venditti ed Elio Germano. Una terra che restituisce l’immagine di una comunità resiliente, operosa e profondamente legata al sacrificio.
Il territorio, pur contenuto, presenta una chiara articolazione, da un lato l’area interna più elevata, con fulcro Isernia, dall’altro la fascia più bassa che comprende Campobasso e la costa con Termoli. Inserito tra quattro regioni, è dominato da rilievi appenninici non estremi ma determinanti sul piano climatico: dalle condizioni rigide e nevose all’interno, più miti e temperate lungo l’Adriatico.
La matrice geologica richiama quella dell’Italia centrale in cui strutture calcaree e dolomitiche, modellate da spinte tettoniche, convivono con affioramenti di arenarie e argille. Nelle aree collinari e costiere prevalgono, invece, sedimenti marini più recenti, legati alle oscillazioni del livello del mare. I suoli variano sensibilmente, sabbiosi e ben drenati lungo la costa, più profondi e argillosi nell’interno, fino ai terreni alluvionali fertili dei fondovalle.
Molise, nome di probabile derivazione normanna, è noto per zampogne e campane, ma anche per una tradizione vitivinicola antica, testimoniata dalla presenza di palmenti. Quattro le DOC: Biferno, Pentro di Isernia, Molise e Tintilia del Molise.


Protagonista indiscusso è il vitigno Tintilia, a lungo confuso con varietà come Bovale o Carignan, ma oggi riconosciuto geneticamente autonomo. Il nome richiama il termine spagnolo “tinto”, alludendo all’intensità cromatica e suggerisce un’influenza iberica, rafforzata da legami con il vitigno Parraleta. Un documento del 1810 ne certifica la presenza in regione. Dal punto di vista agronomico è una vite rustica, resistente al freddo, precoce nel germogliamento ma tardiva nella maturazione, poco produttiva e caratterizzata da grappoli piccoli e spargoli.
A interpretarne le potenzialità sono le cantine Catabbo, nate negli anni ’90 da un’intuizione di Vincenzo, allora impegnato nel commercio cerealicolo. L’acquisto di terreni in San Martino in Pensilis rivelò presto l’inadeguatezza alla cerealicoltura per l’elevata pietrosità (da cui Contrada Petriera). L’incontro con un agricoltore custode di antiche piante di Tintilia fu decisivo, nel 1992 avvenne il primo impianto.
Il percorso si consolidò dopo esperienze in Bordeaux e Borgogna, dove maturò la consapevolezza della centralità del vigneto. Nel 2004, con il coinvolgimento dei figli Sara, Carla e Pasquale, nacque una cantina moderna orientata alla valorizzazione della Tintilia come espressione identitaria. Oggi l’azienda si distingue per rigore agronomico e qualità enologica con riconoscimenti anche oltre i confini nazionali.
I nettari sono molteplici, così come le loro interpretazioni e ogni bottiglia sembra muoversi con un proprio ritmo.
A Ristorante Al Ceppo, la degustazione diventa racconto in movimento.
La Tintilia in anfora 2024, dal colore rubino luminoso, si apre con mora, pepe nero e violetta. In bocca è fine, ariosa, con un tannino setoso e una chiusura agile su frutti neri appena acerbi.
È un valzer: rotazione continua, eleganza senza peso, un passo che accompagna senza mai imporsi.
La Tintilia del Molise Dop rosso 2024 si esprime con maggiore ampiezza aromatica di fiori, ciliegia, accenni di cioccolato. Il sorso è avvolgente ma composto, con una struttura che resta fluida.
Danza contemporanea morbida, espressiva, capace di unire forza e leggerezza in un gesto continuo.
La Tintilia “S” 2024 cambia registro con chiodi di garofano, scatola di sigari, potpourri di fiori rossi anticipano un sorso più deciso, dinamico, con maggiore presa tannica.
È una tarantella dal ritmo serrato, energia, radice popolare che vibra e trascina.
La Tintilia del Molise Rosso Riserva 2022 chiude il percorso con profondità di liquirizia, ciliegia matura, piccoli frutti rossi e richiami di fico secco. La trama è rotonda, persistente, meditativa.
Qui la danza si fa assolo, un movimento lento, controllato, quasi sospeso, dove ogni gesto è essenziale e lascia traccia.
La Tintilia non si limita a essere degustata, si interpreta e come ogni danza riuscita, quando finisce, non resta il passo… ma l’emozione che continua a muoversi dentro.
