Allegrìo: quando la pizza incontra l’alta cucina
L’allegria è uno stato emotivo riconoscibile, capace di riflettersi nel volto e nel corpo. Lo sguardo si fa vivace, i gesti si aprono e ciò che si prova si trasmette, influenzando naturalmente anche chi ci circonda. Si ammira e si viene ammirati. Non a caso, nel mondo, sono spesso gli italiani a essere percepiti come coinvolgenti, avvolgenti, inclusivi.
È esattamente questa la cifra di Allegrìo Roma, in via Vittorio Veneto 114, nel cuore della Capitale. Un’area iconica, vissuta intensamente di giorno per la presenza di studi professionali e altrettanto viva di notte, quando la strada si trasforma come una donna che di giorno indossa jeans e sneakers e la sera si veste di eleganza, tra tacchi alti e profumi avvolgenti, così il quartiere muta identità, preparando il terreno a un’esperienza diversa.
All’interno del locale, ogni sala accoglie con una propria personalità in cui colori, materiali e dettagli dialogano con i sapori. La regia gastronomica è affidata allo chef Daniele Cretì, capace di trasformare la materia prima in un racconto coerente e contemporaneo, affiancato dal bravo pizzaiolo Peppe Aiello. Insieme costruiscono un equilibrio solido. Due linguaggi che si incontrano e si fondono in una proposta unitaria, fondata su qualità, tecnica e stagionalità.
La Gioia si traduce in piatti concreti e immediati, come il Gazpacho giallo con crudo di spigola e sedano croccante. Equilibrato, stratificato nelle consistenze, preciso nei contrasti. La Rabbia cresce con la Pizzotta fritta, dove il pomodoro corbarino piccante incontra provola, pecorino romano, spuma di ’nduja e fili di peperoncino, morso deciso, diretto.
La Paura lascia spazio alla curiosità con la base padellino al carbone vegetale, crema di piselli e provola, completata da insalata di seppia, maionese nera alla maggiorana e limone, piselli crudi e olio extravergine. Piatto tecnico, giocato su contrasti cromatici e gustativi. Lo spiazzamento iniziale si ricompone in equilibrio.
Dell’Invidia resta solo la componente visiva nella crema di zucchine con spinacino, carote viola, piselli crudi, mandorle salate e fondo bruno vegetale. Pietanza vegetale costruita con precisione. Infine, l’Ansia si dissolve nel dessert, dove bianco e amaranto si intrecciano in una chiusura di piacere.
Questa è solo una selezione di un menu pensato per essere percepito prima ancora che degustato. Un percorso coerente, da provare perché l’allegria, qui, non è un’idea ma pietanze che si assaggiano e rimangono.



