Quando le fermentazioni diventano amicizia: Brillo Parlante e Termine Grosso
Ci sono territori che si distinguono per la bellezza del paesaggio, altri per la qualità delle loro produzioni. Più raramente se ne incontra qualcuno capace di trasformare il lavoro in relazioni autentiche, dove la collaborazione nasce spontaneamente dalla stima reciproca. È questo il messaggio più bello emerso il 25 luglio, a Lorica, durante Vignaioli in Alta Quota, dove la cantina Termine Grosso e il Brillo Parlante hanno dimostrato che vino e birra possono raccontare la stessa terra con linguaggi diversi.
Il Brillo Parlante è molto più di un birrificio artigianale. È un luogo dove curiosità, studio e sperimentazione convivono con il rispetto della tradizione. La sua produzione sorprende per ampiezza e coerenza, dalle basse fermentazioni, essenziali ed eleganti, agli stili di ispirazione belga, passando per interpretazioni moderne delle IPA fino alle birre più strutturate. Ogni etichetta possiede una propria personalità, ma tutte condividono lo stesso obiettivo: ricercare equilibrio, identità e qualità.
La qualità, tuttavia, non nasce soltanto dalla tecnica ma dall’incontro tra persone che condividono una visione.
Tra Antonio e Patrizia, anima della cantina Termine Grosso e la famiglia del Brillo Parlante, rappresentata dall’accoglienza di Alfredo Martire e dall’estro del maestro birraio Antonio Morrone, si è consolidato negli anni un rapporto che supera la semplice collaborazione professionale. È un’amicizia costruita sulla fiducia, sul rispetto reciproco e sul comune desiderio di valorizzare la Calabria attraverso produzioni autentiche, capaci di esprimere il carattere della Sila senza inseguire mode passeggere.
Da questa sintonia sono nate le due interpretazioni di Piennula, la Italian Grape Ale che rappresenta il simbolo di questo percorso condiviso. La prima nasce dal mosto di Gaglioppo del vino Luna Piena, omaggio al grande vitigno rosso calabrese; la seconda utilizza invece il mosto di Pecorello, che conferisce eleganza, finezza aromatica e una vibrante freschezza. Due anime differenti, unite dalla stessa intuizione: dimostrare che vino e birra possono dialogare senza rinunciare alla propria identità.
L’incontro tra mosto d’uva e mosto di malto non genera semplicemente una nuova birra. Dà forma a una visione condivisa del territorio, nella quale tradizione e sperimentazione procedono fianco a fianco. La Sila diventa così il luogo d’incontro tra due culture della fermentazione che scelgono di arricchirsi reciprocamente anziché competere.
Il percorso degustativo si apre con Gregna, una Saison che richiama la tradizione rurale europea. Fresca, vivace e piacevolmente speziata, possiede un finale asciutto che la rende particolarmente indicata in abbinamento ai fritti, dei quali alleggerisce la componente grassa esaltandone la croccantezza.
Con Chiarià si entra nel mondo delle basse fermentazioni. Il suo tratto distintivo è l’acqua di Lorica, naturalmente povera di calcare e poco dura, che conferisce alla birra limpidezza, precisione gustativa e una bevibilità elegante, rendendo ogni sorso essenziale e pulito.
Nivera conquista fin dal primo approccio olfattivo. Il suo bouquet, aperto ed estroverso, intreccia richiami agrumati, floreali e fruttati, anticipando una beva vivace e armoniosa che ne fa una delle interpretazioni più espressive della produzione del birrificio.
Con Brezza il luppolo diventa protagonista senza eccessi. Fresca, fragrante e slanciata, accompagna il palato con naturale equilibrio, dimostrando come intensità aromatica e finezza possano convivere nella stessa birra.
Per celebrare i dieci anni di attività nasce Anniversario, una Red Ale che racconta la maturità raggiunta dal Brillo Parlante. Morbida e armoniosa, trova un sorprendente compagno di viaggio nella zuppa di pesce dove la delicata struttura dei malti accompagna con discrezione la dolcezza del pomodoro e la sapidità del mare.
Con Stizza cambia nuovamente il registro. La sua piacevole acidità dona ritmo e tensione al sorso, regalando una bevuta agile, dinamica e di grande freschezza, capace di lasciare il palato perfettamente pulito.
Il viaggio si conclude con Sciurus, la più contemplativa della collezione. Nel bicchiere emergono lentamente eleganti richiami di caffè, orzo tostato e tabacco, accompagnati da raffinati sentori terziari che rendono la degustazione intensa, profonda e persistente.
Ciò che colpisce non è soltanto la varietà degli stili brassicoli, ma la coerenza del progetto. Ogni birra possiede una propria identità, eppure tutte parlano la lingua della ricerca, dell’equilibrio e del profondo legame con il territorio.
È forse questo il significato più autentico di Vignaioli in Alta Quota. Non semplicemente promuovere vino e birra, ma costruire una comunità di produttori che scelgono di crescere insieme, condividendo idee, esperienze e competenze.
Perché il territorio non è soltanto ciò che nasce dalla terra. È soprattutto ciò che prende forma dall’incontro tra persone che scelgono di mettere in comune passione, fiducia e visione e questa, probabilmente, è la fermentazione più preziosa di tutte.

