Marsicaland, c’era un lago e ora c’è l’Orto d’Italia

Dal 18 al 20 settembre Avezzano torna al centro della Marsica con la terza edizione del Festival Diffuso dell’Agroalimentare. Tre giorni tra prodotti, cucina, memoria e futuro per raccontare una terra che ha trasformato profondamente il proprio paesaggio senza smarrire l’identità.

C’era un lago, ora c’è un orto. E in mezzo quasi centocinquant’anni di storia, agricoltura, trasformazioni sociali e lavoro dell’uomo.

Il Fucino è anche questo: un paesaggio che ha cambiato natura e destino. Dove un tempo si stendevano le acque di quello che era il terzo lago d’Italia, oggi lo sguardo corre su campi ordinati, geometrie agricole e coltivazioni che hanno fatto di questa parte d’Abruzzo uno dei più importanti poli produttivi del Paese.

Il prosciugamento del lago, completato nella seconda metà dell’Ottocento per volontà di Alessandro Torlonia, non modificò soltanto una geografia. Cambiò la vita degli uomini. L’acqua lasciò progressivamente spazio a una pianura fertile, racchiusa dalle montagne, e quella terra diventò lavoro, sostentamento, economia. Poi eccellenza.

Oggi la Marsica e il Fucino possono contare su 13.500 ettari di superficie agricola, circa 2.000 aziende e 10.000 lavoratori, per una ricchezza generata di circa 300 milioni di euro, pari a un terzo del PIL agricolo dell’Abruzzo. La carota occupa oltre 2.000 ettari e raggiunge circa 1,5 milioni di quintali l’anno, il 30% della produzione italiana e il 5% di quella europea. La Patata del Fucino IGP ha invece raggiunto nel 2024 le 9.222 tonnellate certificate. Accanto alle grandi produzioni resistono la Castagna Roscetta, l’Olio Monicella della Valle Roveto, la Mela della Valle del Giovenco, miele e tartufo marsicano.

Numeri importanti, che tuttavia raccontano soltanto una parte della storia.

Perché un campo non è mai soltanto una superficie coltivata. Dietro ci sono mani, famiglie, stagioni attese, partenze e ritorni. E c’è un sapere che passa da una generazione all’altra, qualche volta quasi senza accorgersene.

È da questa consapevolezza che nasce Marsicaland – Festival Diffuso dell’Agroalimentare, che da venerdì 18 a domenica 20 settembre torna ad Avezzano per la sua terza edizione. Un progetto pensato per valorizzare insieme patrimonio enogastronomico, storia e paesaggio e fare della Marsica e del Fucino una destinazione legata anche al turismo enogastronomico e di prossimità.

«Marsicaland nasce dal desiderio di valorizzare un territorio storicamente riconosciuto come uno dei principali poli agricoli italiani», sottolinea Ernesto Di Renzo, docente di Antropologia dei patrimoni culturali all’Università di Roma Tor Vergata e coordinatore scientifico della manifestazione.

La terra, dunque, come punto di partenza. Ma intorno alla terra borghi, scuole, piazze, luoghi della cultura e soprattutto comunità. È questa la dimensione diffusa di un Festival che trova in Avezzano il proprio cuore, ma prova a raccontare una geografia molto più ampia.

Prima del Festival, la Marsica arriva a Roma

Prima delle piazze di Avezzano è stata una tavola romana ad anticiparne il racconto.

La presentazione alla stampa del 9 settembre, all’Ozio Restaurant Rooftop, si è conclusa con una cena nella quale i prodotti sono diventati una piccola geografia commestibile della Marsica e dell’Abruzzo interno.

Pianura e montagna, campi e boschi, agricoltura e pastorizia si sono rincorsi nei piatti affidati agli chef del territorio.

Ad aprire il percorso, la vellutata di patate IGP del Fucino con ristretto di funghi porcini e tartufo fresco dello chef Federico Orlando, di Orlandi il Ristorante di Avezzano. La patata, uno dei prodotti simbolo della piana, incontra il bosco attraverso il profumo dei porcini e del tartufo. La quotidianità di un ingrediente apparentemente semplice si veste così di terra e sottobosco.

Poi il risotto con pecora di Castel del Monte, asparagi e crema di aglio nero di San Benedetto dei Marsi, firmato dallo chef Yuri Corsi. È quasi un passaggio di paesaggio: dalla cultura agricola del Fucino a quella pastorale dell’Appennino, mentre l’aglio, prodotto antico, cambia veste attraverso una lavorazione contemporanea.

Con Omar Ben Molla, dell’Osteria la Parigina di Tagliacozzo, si sale ancora idealmente di quota: uovo fritto con impanatura alle erbe di montagna, crema di formaggio di fossa e zafferano di Navelli. Erbe, formaggio, zafferano: la montagna questa volta non circonda semplicemente il piatto, vi entra dentro.

E poi si torna verso la piana con le polpettine di scottona su flan di carota e patata IGP del Fucino, dello chef Paolo Verna, de Il Postaccio di Avezzano. La carota e la patata, due delle produzioni che hanno costruito la fortuna agricola del Fucino, smettono per una sera di essere numeri produttivi e tornano a essere sapore.

A chiudere, l’arrosticino di “Pizza Doc” con crema di ricotta e mosto cotto, preparato dagli chef del Team Marsica: forse il boccone più immediatamente abruzzese, riconoscibile prima ancora di essere spiegato, ma reinterpretato senza perdere memoria.

Nel bicchiere, le bollicine di benvenuto della Cantina del Fucino e i vini di Cantina Bove – Vini classici d’Abruzzo.

Cinque portate, ma soprattutto un itinerario. Perché quando la materia prima conserva il legame con il luogo dal quale proviene, un menu può diventare una carta geografica.

Il Festival entra nelle piazze

Venerdì 18 settembre Marsicaland tornerà invece nella propria terra e comincerà dalla memoria.

Alle 10.00, nella Sala Ex Montessori, il pre-festival “Quel che resta di noi. Il racconto della Marsica nel materiale audiovisivo dell’Istituto Luce 1920-1960”, realizzato con l’Università di Roma Tor Vergata e gli istituti superiori marsicani, riporterà lo sguardo su quarant’anni di immagini, persone e paesaggi.

Alle 15.30 la banda musicale di Avezzano accompagnerà l’avvicinamento all’apertura ufficiale e alle 16.00 Piazza Risorgimento diventerà il cuore della manifestazione con l’inaugurazione e l’apertura degli stand del Mercato diretto della Terra. Alle 16.30 sarà inaugurata anche l’esposizione multimediale “L’agroalimentare in vetrina: quando l’eccellenza si pronuncia patrimonio”.

È proprio il Mercato della Terra a rappresentare una delle anime più concrete di Marsicaland: agricoltori, salumieri, casari, olivicoltori, vignaioli, produttori di zafferano e miele insieme a chef, sommelier, studenti e docenti. Non prodotti anonimi allineati su un banco, ma la possibilità di incontrare chi li coltiva, alleva o trasforma.

Alle 17.30 il primo confronto sulle prospettive delle aree interne con la tavola rotonda “Scenari e prospettive dello sviluppo endogeno delle aree interne. L’ipotesi di una Quinta provincia”. Alle 19.00 sono previsti il pre-dinner con i saluti dell’autorità cittadina alla stampa e agli ospiti istituzionali nei Giardini del Palazzo di città e, contemporaneamente, show cooking e degustazioni in Piazza Risorgimento. Alle 21.00 il concerto in Piazza del Mercato chiuderà la giornata.

Partire, restare, tornare

Sabato 19 settembre il Mercato riaprirà alle 10.00 insieme agli show cooking, ma mezz’ora più tardi saranno soprattutto i giovani a prendere la parola.

“Tra vivenze, partenze e tornanze: quali prospettive per i giovani di oggi nella Marsica di domani” è il titolo della tavola rotonda delle 10.30, realizzata con gli studenti delle scuole superiori marsicane.

Partire, restare, tornare. Tre verbi che nelle aree interne pesano forse più che altrove e che obbligano a chiedersi quale futuro sia possibile costruire perché un territorio non diventi soltanto il luogo nel quale si ritorna durante le vacanze.

Alle 12.00 sarà invece il pane a parlare, con “I sapori del pane tra gusti della necessità e gusti del lusso”. Ed è difficile trovare un alimento più adatto per raccontare la trasformazione della cucina: ciò che nasceva per nutrire e non sprecare diventa oggi oggetto di ricerca, recupero e talvolta raffinatezza gastronomica.

Nel pomeriggio, alle 17.00, “Talk&Art. Dialoghi liquidi sul possibile e sull’immaginario pensando al territorio”; alle 18.30, invece, il confronto si farà ancora più concreto con “Progettualità e ripensamenti dell’agricoltura residuale montana”, dedicato alle retroinnovazioni produttive, ai cambiamenti climatici e ai nuovi orientamenti del gusto, con Istituto Serpieri, Università di Teramo e Ordine degli Agronomi della Regione Abruzzo. Alle 21.00 tornerà la musica in Piazza del Mercato.

Dai funghi ai Marsi, passando per l’Europa

Domenica 20 settembre, alle 10.00, riapriranno Mercato della Terra e show cooking. Alle 10.30 il laboratorio “Dall’empirismo alla sistemazione scientifica. Guida pratica alla biodiversità micologica marsicana”, in collaborazione con GEMA, porterà l’attenzione su un patrimonio che nasce nei boschi e su conoscenze che per secoli sono state tramandate attraverso l’esperienza.

Alle 11.30 la prospettiva si allargherà con “La Marsica chiama Europa. Per una visione integrata dello sviluppo: azione locale e pensiero globale”, mentre alle 12.30 torneranno show cooking e degustazioni dei prodotti tipici.

Poi, alle 16.00, la storia tornerà nelle strade con il Corteo storico dei Marsi, dall’Aia dei Musei a Piazza della Repubblica.

Costumi e rievocazione, certo, ma soprattutto la memoria di quel popolo italico dal quale questa terra ha preso il nome. Vecchie e nuove generazioni riunite nello stesso percorso, quasi a ricordare che un’identità sopravvive soltanto quando qualcuno continua a riconoscervisi.

Alle 18.30 ancora show cooking e degustazioni in Piazza Risorgimento; alle 21.00, in Piazza della Repubblica, il concerto che chiuderà la terza edizione.

Nelle giornate del 19 e 20 settembre sono previsti inoltre bike tour nelle aree rurali, mentre uno spazio con food truck sarà dedicato alle tipicità abruzzesi: un modo per spostare almeno idealmente lo sguardo dalle piazze verso quei campi e quei paesaggi dai quali tutto ha origine.

C’era un lago

Il Fucino conosce bene il significato della parola cambiamento.

È stato acqua e poi terra. Ha visto mutare paesaggio, lavoro, economie e vite. Oggi quella pianura produce una parte considerevole della ricchezza agricola dell’Abruzzo, ma sarebbe riduttivo misurarla soltanto in ettari, quintali e fatturato.

Perché dietro i numeri restano le persone.

C’era un lago, ora c’è un orto.

In mezzo ci sono mani che hanno seminato e raccolto, famiglie che sono rimaste e altre che sono partite, prodotti nati dalla necessità e diventati eccellenze. E ci sono le montagne, immobili intorno a una pianura che invece ha cambiato completamente volto.

Marsicaland parte da qui: non semplicemente da ciò che la Marsica produce, ma da ciò che, attraverso quei prodotti, continua a essere.