Oro Nero del Montello, un locus amoenus coltivato con tenacia
Esiste un verbo latino che oggi abbiamo quasi dimenticato: colĕre. Significa coltivare, certo, ma anche abitare e custodire. Dalla stessa radice nascono parole come cultura e culto. Per i Romani, dunque, coltivare un campo non era soltanto un’attività agricola ma anche un sistema per prendersi responsabilmente cura del mondo.
Oro Nero del Montello è così, un locus amoenus, che potrebbe essere tranquillamente descritto da un autore cinquecentesco ma con una profondità diversa: la solidarietà.

La raccolta dei mirtilli è appena terminata. I cespugli, ormai alleggeriti dei loro piccoli frutti blu, sembrano quasi riposare dopo settimane di lavoro. Resta il profumo della terra, il verde intenso delle foglie e quella sensazione che soltanto certi luoghi riescono a trasmettere: la vita non corre, matura.
È questa la prima lezione del Montello. Qui nulla è forzato. Le stagioni conservano ancora il privilegio di decidere i tempi e gli uomini hanno imparato ad assecondarle e Stefania lo sa. Ha iniziato prima ad ascoltare la sua vita e poi la terra.

Osservarla mentre coordina collaboratori, accoglie gli ospiti, risponde a una domanda, controlla che tutto proceda con naturalezza, è come assistere a una direttrice d’orchestra. Ogni gesto sembra semplice, ma dietro si celano organizzazione, tenacia, autocontrollo. Non alza mai la voce, eppure tutto trova il proprio equilibrio. Poi cambia spartito. Basta che arrivi una famiglia o un bambino perché diventi immediatamente una padrona di casa attenta, capace di ricordare un nome, offrire un consiglio, condividere un sorriso. Per lei l’ospitalità non è una strategia di marketing, ma una forma di educazione. E forse anche di amicizia. Perché ci sono persone che comprendono che un cliente soddisfatto ritorna, ma un amico ritorna ancora prima.

L’autoraccolta rappresenta l’anima dell’azienda.
Tra fragole e mirtilli non si acquistano semplicemente dei frutti, li si conquista con pazienza, chinandosi sulla terra. È un gesto antico che restituisce valore al cibo e insegna ai bambini ciò che nessun adulto può spiegare davvero: il valore dall’attesa.
Da quei piccoli frutti prendono vita succhi, confetture e preparazioni che custodiscono il sapore autentico della stagione. Poi l’olio extravergine d’oliva e un insolito miele allo zafferano, espressioni diverse di un’unica filosofia ovvero valorizzare ciò che il territorio offre.
Nel fine settimana il paesaggio cambia ancora.

Il profumo del burro e della frutta appena cotta esce dalla cucina e accompagna gli ospiti verso una colazione che ha il sapore delle case di un tempo. Crostate, torte soffici, biscotti e dolci preparati artigianalmente incontrano le confetture dell’azienda in un equilibrio fatto di autenticità, non di apparenza. Ci si siede pensando di fare colazione e ci si scopre a rallentare.
Tra un tavolo e l’altro compare Betty. Cerca attenzioni, Si avvicina, osserva curiosa grandi e piccoli, si fa notare, tenta di imitare la sua padrona. Come accade nelle famiglie vere, anche lei sembra ricordare che una casa non è fatta soltanto di muri, ma di presenze.

Il valore di Oro Nero del Montello non compare in un’etichetta. L’azienda apre le proprie porte a bambini e persone con disabilità, trasformando il lavoro agricolo in esperienza educativa e inclusiva. Tra quei filari non esistono differenze: esistono mani che raccolgono, occhi che si meravigliano, persone che imparano insieme. La campagna torna così a essere ciò che è sempre stata nella sua forma più nobile: una scuola di vita.
In un’epoca in cui misuriamo tutto in termini di produttività, Oro Nero del Montello ricorda una verità antica: “La terra restituisce sempre ciò che riceve”. Vale per i mirtilli. Vale per gli ulivi. Vale per le persone.