“Ermione Vite & Vite fermenti femminili” si degusta alla Camera dei deputati
Ho sempre pensato che un libro appartenesse al suo autore. Mi sbagliavo. Un libro appartiene a chi lo legge. L’ho capito alla Camera dei Deputati. Non mentre parlavo, non durante gli applausi. L’ho capito quando l’On. Martina Semenzato ha aperto Ermione. Vite & Vite. Fermenti femminili e ha iniziato a leggere alcuni passaggi. In quell’istante quelle parole, nate nel silenzio della mia scrivania, hanno smesso di essere soltanto mie. Hanno trovato un’altra voce.
Credo che non esista emozione più grande per chi scrive. Non vedere il proprio nome su una copertina, ma ascoltare qualcun altro che sceglie di dare vita alle tue parole. È stato un onore. Un onore autentico. Perché la Camera dei Deputati è il luogo in cui si scrivono le leggi, ma quel pomeriggio ha dimostrato che anche i libri possono contribuire a costruire una cultura del rispetto.
L’incontro, voluto dall’On. Martina Semenzato nell’ambito del ciclo Nuovi linguaggi contro la violenza di genere, non è stato una semplice presentazione. È stato un dialogo tra istituzioni, agricoltura, cultura e impresa, accomunate dalla convinzione che la violenza si combatta prima di tutto cambiando lo sguardo con cui leggiamo il mondo.
Desidero ringraziare l’On. Martina Semenzato non soltanto per l’invito e l’attenzione riservata al mio libro, ma soprattutto per quel gesto che porterò nel cuore: aver scelto di leggere le mie pagine. Ci sono riconoscimenti che non si possono misurare e questo, per me, è uno di quelli.
Grazie a Dominga Cotarella, che riesce sempre a ricordarci come il vino non sia soltanto un prodotto della terra, ma una forma di cultura, di responsabilità e di futuro. Ogni suo intervento è un invito ad andare oltre il calice e a guardare ciò che rappresenta.
Grazie a Mariafrancesca Serra, che ogni giorno dà voce alle tante donne dell’agricoltura italiana, spesso silenziose protagoniste di un Paese che cresce grazie alla loro competenza, al loro coraggio e alla loro determinazione.
Grazie ad Annamaria Capparelli, che ha saputo entrare nelle pagine di Ermione con intelligenza e sensibilità, cogliendo ciò che forse conta più di tutto: il desiderio di raccontare le donne senza retorica.
Grazie a Marica Latella, che ha guidato il confronto con equilibrio e naturalezza, lasciando che fossero le idee e le emozioni a trovare il loro spazio.
Ripensando a questo percorso, mi accorgo che ogni tappa ha aggiunto un significato nuovo. Prima Palazzo Valentini, accanto al professor Attilio Scienza, che ha firmato la prefazione del libro. Poi il Vinitaly, insieme a donne straordinarie del mondo del vino. Oggi la Camera dei Deputati. Luoghi diversi, persone diverse, ma un unico filo conduttore: la convinzione che la cultura possa ancora accendere domande, creare consapevolezza e forse cambiare qualcosa.
Ermione parla di vino, certo. Ma il vino è soltanto il linguaggio con cui racconto altro. Parla di donne, di libertà, di memoria, di ferite e di rinascita. Parla di radici. E le radici, proprio come quelle della vite, lavorano sempre nel silenzio. Non fanno rumore. Eppure sono loro a tenere in piedi tutto.
Forse è questo che mi porto a casa da questa giornata. La certezza che le parole, quando sono sincere, trovano sempre la loro strada e che il privilegio più grande, per chi scrive, non è essere ascoltato. È vedere le proprie pagine continuare a vivere nella voce degli altri.

