Vino e lavoro, la sostenibilità passa dalle persone: Equalitas apre il secondo quinquennio del Tavolo Permanente

Cinque anni di ricerca, confronto e progettualità per portare la dimensione sociale al centro della sostenibilità vitivinicola. Equalitas traccia il bilancio del primo quinquennio del Tavolo Vino-Lavoro e guarda alla fase successiva, rilanciando un principio ormai sempre più rilevante per il comparto: la qualità del vino non può essere disgiunta dalla qualità del lavoro.

Il confronto si è svolto giovedì 9 luglio nel Chiostro della Fortezza di Montepulciano, nell’ambito della XVII edizione di Luci sul Lavoro, tra i principali appuntamenti nazionali dedicati alla cultura, alle trasformazioni e alle politiche del lavoro. L’incontro, dal titolo “Cinque anni di Tavolo Vino-Lavoro. Un bilancio e uno sguardo al futuro”, ha rappresentato al tempo stesso un momento di verifica del percorso compiuto e l’avvio di un nuovo ciclo di attività.

Nato nel 2020, il Tavolo Permanente ha progressivamente costruito uno spazio stabile di osservazione e dialogo sulle trasformazioni del lavoro nella filiera vitivinicola, coinvolgendo istituzioni, università, imprese, Consorzi di tutela, buyer e stakeholder internazionali. L’obiettivo iniziale era ampliare il concetto stesso di sostenibilità, integrando alla dimensione ambientale ed economica temi come benessere, sicurezza, inclusione e qualità dell’occupazione, considerati sempre più strettamente connessi alla competitività delle imprese.

Nel corso dei cinque anni, la collaborazione tra Equalitas e Luci sul Lavoro ha affrontato alcuni dei nodi più sensibili del settore: formazione del personale, inserimento della sostenibilità sociale nei modelli di business, lavoro migrante, politiche rivolte alle nuove generazioni e sicurezza nei distretti vitivinicoli. Questioni che oggi assumono un peso crescente anche alla luce dell’evoluzione normativa europea e della necessità di distinguere gli impegni effettivamente misurabili dalle dichiarazioni di principio.

«In questi cinque anni abbiamo dimostrato che parlare di sostenibilità significa parlare anche e soprattutto di persone – ha sottolineato Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Equalitas –. Il benessere e la sicurezza sul lavoro sono parte integrante della qualità del vino e della capacità delle imprese di generare valore nel tempo».

La prospettiva indicata per il nuovo quinquennio è quella di consolidare un metodo fondato su ricerca, dialogo e collaborazione, rafforzando in particolare il ruolo dei Consorzi di tutela nella diffusione delle buone pratiche all’interno delle imprese e dei territori.

Moderato dal giornalista e conduttore televisivo Gianluca Semprini, l’incontro ha riunito Federico Varazi, vicepresidente di Slow Food; Marco Morganti, presidente di Assobenefit; Susanna Crociani, vicepresidente del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano; e Jean-René Bilongo, presidente dell’Osservatorio Placido Rizzotto.

Uno dei risultati più rilevanti emersi dal primo ciclo di attività riguarda il progressivo riconoscimento della sostenibilità sociale come elemento strutturale della filiera. Secondo le ricerche promosse e diffuse dal Tavolo, il 95% delle imprese intervistate condivide la definizione di sostenibilità sociale elaborata nell’ambito del progetto. I dati richiamati durante il confronto evidenziano inoltre una relazione significativa tra attenzione al benessere emotivo e performance aziendale: nelle imprese che investono su questo fronte si registrerebbero fino al 23% di profitti in più e una riduzione dell’assenteismo fino al 78%.

In questo processo, lo standard Equalitas ha assunto un ruolo di primo piano, introducendo oltre cinquanta indicatori dedicati alla dimensione del lavoro. Pari opportunità, welfare aziendale e responsabilità sociale lungo la filiera entrano così in un sistema di parametri verificabili, con l’obiettivo di trasformare la sostenibilità sociale da dichiarazione d’intenti a pratica misurabile.

Il quadro resta tuttavia articolato. Accanto ai progressi persistono criticità riconducibili all’inerzia organizzativa, ai vincoli economici e a una percezione ancora insufficiente del ritorno sugli investimenti. Tra i punti più sensibili figurano la diffusione delle certificazioni e la presenza femminile nei ruoli direttivi e manageriali, ancora lontana da un equilibrio effettivo.

Il nuovo ciclo del Tavolo Permanente riparte dunque da questioni tutt’altro che risolte: contrasto allo sfruttamento delle fasce di lavoro più vulnerabili, a cominciare da quello migrante; rafforzamento della cultura della sicurezza; sostegno alle piccole imprese nell’adozione di strumenti di sostenibilità sociale; valorizzazione delle competenze e delle aspettative delle nuove generazioni.

Temi destinati a diventare ancora più centrali nel quadro europeo, tra gli obblighi di rendicontazione legati alla CSRD e la crescente attenzione verso il rischio di social washing. La sfida sarà rendere gli impegni sociali non soltanto dichiarati, ma documentabili, comparabili e verificabili.

«Grazie alla collaborazione ormai decennale con il Festival Luci sul Lavoro è cresciuta la nostra cultura del lavoro, quello giusto, sicuro e produttivo – ha commentato Michele Manelli, vicepresidente di Equalitas con delega al progetto – che abbiamo propagato lungo la nostra filiera attraverso il continuo miglioramento degli standard Equalitas».

Secondo Manelli, gli standard rappresentano oggi un modello per circa un quarto della filiera vitivinicola e costituiscono riferimenti anche sul piano internazionale. Da qui l’impegno per i prossimi cinque anni: trasferire con maggiore intensità questi principi nei territori e nelle imprese.

Il primo quinquennio si chiude dunque con un cambio di prospettiva ormai difficilmente reversibile: nel vino, la sostenibilità non riguarda soltanto il suolo, l’acqua, l’energia o le emissioni. Riguarda anche chi lavora nelle vigne, nelle cantine e lungo l’intera filiera. Perché un vino può dirsi davvero sostenibile solo quando, oltre a rispettare il territorio, rispetta le persone che lo rendono possibile