Pizza Convention 2026, da Roma parte la sfida per il riconoscimento della professione del pizzaiolo

Conclusa alle Officine Farneto la seconda edizione dell’evento dedicato all’universo pizza. Al centro, il Manifesto “Pizzaiolo: un mestiere da tutelare”, la formazione delle nuove generazioni, il ruolo delle donne e i nuovi talenti dell’arte bianca

Due giornate di confronto, competizioni, show cooking e approfondimenti per raccontare un settore che ha ormai superato i confini della ristorazione e chiede strumenti adeguati al proprio peso economico, sociale e culturale. Si è conclusa a Roma la seconda edizione di Pizza Convention, che ha trasformato Officine Farneto in un punto d’incontro tra maestri pizzaioli, istituzioni, accademici, stampa, imprese e professionisti provenienti da tutta Italia.

Ideata da Pietro Ciccotti, founder di Excellence, con la cura editoriale della giornalista Laura Mantovano e il supporto di Officine Farneto, la manifestazione ha acceso i riflettori sul futuro di un comparto che genera oltre 15 miliardi di euro l’anno, senza considerare l’ampio indotto legato alle filiere agroalimentari, alle tecnologie professionali e ai flussi del turismo enogastronomico.

Un mestiere centrale per il Made in Italy, ancora in cerca di pieno riconoscimento

Il momento più significativo della seconda giornata è stato dedicato alla presentazione del Manifesto programmatico “Pizzaiolo: un mestiere da tutelare”, nato per imprimere nuovo impulso al percorso verso il riconoscimento professionale della figura del pizzaiolo e per definirne con maggiore chiarezza competenze, formazione, responsabilità e ruolo economico e culturale.

Moderato da Selena Vacca, esperta di legislazione agroalimentare, il confronto ha riunito la senatrice Gisella Naturale, vicepresidente della 4ª Commissione Permanente Politiche dell’Unione Europea; Antonio Pace, presidente dell’Associazione Verace Pizza Napoletana; e alcuni protagonisti della scena italiana: Roberta Esposito de La Contrada, Franco Pepe di Pepe in Grani, Corrado Scaglione di Enosteria Lipen e Renato Bosco di Saporè.

Dal dibattito è emersa con forza una contraddizione ormai difficile da ignorare. La pizza è uno dei simboli più riconoscibili dell’Italia nel mondo; i professionisti qualificati sono sempre più richiesti; il comparto coinvolge decine di migliaia di attività e centinaia di migliaia di addetti. Eppure, sul piano giuridico e professionale, il pizzaiolo continua a non disporre di una cornice pienamente definita e riconosciuta.

È questo il nodo politico e culturale rilanciato da Pizza Convention 2026: un settore maturo non può costruire il proprio futuro senza investire nella formazione, nella definizione delle competenze professionali e in un percorso istituzionale capace di tutelare il mestiere.

L’obiettivo emerso dal confronto è ambizioso: delineare un modello professionale riconoscibile, strutturato e potenzialmente replicabile anche oltre i confini nazionali. Un percorso che richiede il coinvolgimento dell’intera categoria, il dialogo con le istituzioni e un investimento formativo che parta dalle scuole e sappia parlare alle nuove generazioni.

Le donne davanti al forno: eccellenza tecnica, ma una presenza ferma al 2%

Se la seconda giornata ha portato in primo piano il tema del riconoscimento professionale, la prima ha acceso i riflettori su un’altra criticità del comparto: la presenza ancora marginale delle donne davanti ai forni.

Nel corso della manifestazione è stato infatti sottolineato un dato significativo: la componente femminile nel settore si attesta ancora intorno al 2%. Un numero che contrasta con la qualità tecnica, la capacità imprenditoriale e la spinta innovativa espressa dalle professioniste che negli ultimi anni hanno conquistato un ruolo sempre più autorevole.

In questo contesto si inserisce il riconoscimento “Maestre della Pizza”, assegnato a sei protagoniste dell’arte bianca italiana: Petra Antolini di Settimo Cielo a Pescantina; Marzia Buzzanca dell’Aquila; Amalia Costantini di Mater a Fiano Romano; Isabella De Cham di Isabella De Cham Pizza Fritta a Napoli; Roberta Esposito di Contrada ad Aversa e Filomena Palmieri di Da Filomena a Castrovillari.

Sei percorsi differenti, accomunati dalla ricerca sugli impasti, dall’attenzione alla materia prima, dalla capacità di interpretare il territorio e da una visione imprenditoriale che dimostra come la presenza femminile non sia una questione marginale, ma uno dei terreni sui quali si giocherà l’evoluzione futura del comparto.

Contest e nuove generazioni: i talenti premiati

Ampio spazio è stato riservato anche ai giovani professionisti e alle diverse specializzazioni dell’arte bianca.

Il Contest Under 35, promosso dall’azienda casearia Sorì e articolato nelle categorie pizza tonda e pizza in teglia, ha premiato nel primo turno Pasquale Cirillo di Pizzeria Golfo di Napoli a Roma ed El Anbri Abdessamad di Loop ad Albignasego; nel secondo turno si è imposto Luca Di Francesco della pizzeria Enzima di Ladispoli.

Nel contest dedicato ai fritturisti, promosso dalla linea Zucchi Professional dell’Oleificio Zucchi, la vittoria è andata a Riccardo Branciamore di Frumento a Roma, mentre il premio speciale per la creatività è stato assegnato a Valerio Esse di Lina Pizza in Teglia, sempre nella Capitale.

Spazio anche al Vera Pizza Napoletana Champion, il contest nazionale dell’Associazione Verace Pizza Napoletana. I vincitori hanno ottenuto l’accesso alla finale nazionale prevista a settembre a Napoli: Emanuele Rossi, primo classificato; Davide Rossi e Salvatore Palluda, secondi ex aequo; Massimiliano Barrà, terzo classificato.

Il programma è stato completato dagli show cooking con alcuni dei principali interpreti della pizza italiana, dalle serate “Spicchi di Stelle” e da numerosi talk dedicati alla selezione delle materie prime, alla ricerca sugli impasti, alla cultura dell’abbinamento e alle trasformazioni in atto nel settore.

Pizza Convention conferma così la propria doppia vocazione: laboratorio di idee e palcoscenico di talenti, luogo nel quale la pizza viene osservata non soltanto come prodotto gastronomico, ma come sistema economico, patrimonio di competenze e linguaggio culturale in continua evoluzione.

Le voci del confronto

«È una strada che ho avuto il piacere di intercettare già da alcuni anni – ha dichiarato la senatrice Gisella Naturale – quando mi è stato proposto di lavorare a un iter legislativo e, in qualità di senatrice, sono stata la prima firmataria di un disegno di legge dedicato a questo riconoscimento, richiesto sempre più a gran voce dal settore. Un percorso che può, e ci auguriamo debba, diventare uno stimolo per le nuove generazioni, offrendo loro un futuro professionale che deve necessariamente partire dal nostro Paese. Il mestiere del pizzaiolo è intrinsecamente legato alla storia della nostra terra e non possiamo rischiare di perdere questa priorità».

«A Roma è emersa più che mai una volontà concreta di arrivare a una definizione normativa della professione – ha sottolineato Antonio Pace, presidente dell’Associazione Verace Pizza Napoletana –. È un passaggio fondamentale per rafforzare la dignità di un mestiere secolare, riconoscendolo come professione definita e tutelata».

Per Roberta Esposito de La Contrada, «il confronto con i colleghi e con il mondo istituzionale è stato particolarmente significativo soprattutto rispetto al modo in cui oggi raccontiamo la pizza: non più soltanto come prodotto, ma come fenomeno in evoluzione. Al centro deve esserci la valorizzazione e la tutela del sapere che la sostiene».

«La sensazione è che, dopo anni di confronto, ora si faccia davvero sul serio – ha evidenziato Franco Pepe di Pepe in Grani –. Il fatto che oggi sia possibile dialogare con i diversi attori del settore e con la politica alimenta una speranza concreta per il futuro, che parte inevitabilmente dalla formazione».

«Riconoscere la figura del pizzaiolo significa fissare un punto fermo in un mestiere che continua a crescere – ha spiegato Renato Bosco di Saporè –. Ci auguriamo che questo traguardo possa diventare una vera cassa di risonanza per avvicinare sempre più giovani a una professione dal valore inestimabile».

«La politica ha assunto un impegno importante, portando l’attenzione su aspetti per noi fondamentali – ha aggiunto Corrado Scaglione, maestro pizzaiolo di Enosteria Lipen –. Dobbiamo continuare a far crescere la professionalità del settore partendo dai giovani, perché sono loro il futuro della pizza. Il nostro compito, come ambasciatori, è trasmettere conoscenza, serietà e consapevolezza, affinché possano diventare professionisti a tutti gli effetti».

Le motivazioni del premio “Maestre della Pizza”

Petra Antolini – Settimo Cielo, Pescantina (VR)
Per aver ampliato i confini della pizza contemporanea attraverso un equilibrio rigoroso tra identità territoriale e innovazione tecnica. Pizzaiola e imprenditrice, ha costruito il proprio percorso sulla ricerca scientifica applicata agli impasti e sulla valorizzazione consapevole delle materie prime locali, trasformando la tradizione in un linguaggio gastronomico d’avanguardia.

Marzia Buzzanca – L’Aquila
Per il ruolo pionieristico svolto nella pizza contemporanea e per aver dimostrato come il lavoro sull’impasto possa confrontarsi, con pari dignità, con il mondo dei grandi vini e dell’alta cucina. Una professionista capace di coniugare resilienza, ricerca e innovazione, contribuendo ad aprire nuove prospettive alla pizza d’autore.

Amalia Costantini – Mater, Fiano Romano
Per la capacità di creare un dialogo coerente tra arte della panificazione e alta cucina. La sua ricerca su impasti leggeri e digeribili incontra topping concepiti come vere composizioni gastronomiche, costruite attraverso equilibri cromatici, gustativi e materici.

Isabella De Cham – Isabella De Cham Pizza Fritta, Napoli
Per aver reinterpretato la pizza fritta mantenendo saldo il legame con le radici partenopee e introducendo una visione contemporanea fondata su leggerezza, creatività e organizzazione imprenditoriale. Anche attraverso un team quasi interamente femminile, ha trasformato la tradizione in un modello di innovazione e leadership.

Roberta Esposito – Contrada, Aversa (CE)
Per aver unito la sensibilità della pizzaiola d’avanguardia alla visione dell’imprenditrice. Il suo lavoro si distingue per il dialogo costante con l’alta cucina, per la precisione tecnica degli impasti e per l’eleganza dei topping, senza mai perdere il rapporto con l’identità territoriale e con la cultura dell’accoglienza.

Filomena Palmieri – Da Filomena, Castrovillari (CS)
Per aver contribuito con rigore tecnico, studio degli impasti e capacità progettuale all’evoluzione della pizza in Calabria, portandola su un piano di rilevanza nazionale. Ambasciatrice del territorio e interprete della biodiversità locale, ha trasformato la pizza in uno spazio di valorizzazione delle eccellenze del Pollino, facendo dialogare cultura contadina e ricerca gastronomica.