Prezzo del latte, Latte Sano: «Il confronto resta aperto, ma deve fondarsi su dati oggettivi, mercato e libera contrattazione»
Nonostante l’impegno profuso da Fattoria Latte Sano nel promuovere un tavolo di confronto finalizzato alla definizione del prezzo del latte per il secondo semestre 2026, l’accordo non ha potuto essere formalizzato.
La riunione, convocata con i Presidenti delle Cooperative dei produttori nel pieno rispetto delle previsioni contrattuali e della normativa vigente, aveva infatti consentito di raggiungere una convergenza su un prezzo in aumento rispetto al trimestre precedente e con una media, dall’inizio dell’anno, superiore al dato nazionale.
L’intesa era stata accolta favorevolmente da tutti i Presidenti delle Cooperative presenti, quale punto di equilibrio tra la sostenibilità economica delle aziende agricole, le esigenze dell’industria di trasformazione e la continuità dell’intera filiera lattiero-casearia regionale.
La sottoscrizione è stata tuttavia rinviata dopo la diffusione di un nuovo comunicato del Presidente di Coldiretti Lazio, David Granieri, intervenuto proprio durante la fase conclusiva dell’incontro.
Fattoria Latte Sano, che nei propri stabilimenti regionali trasforma ogni anno circa 80 milioni di litri di latte, ha sempre rappresentato uno dei principali sostenitori della filiera corta laziale, valorizzando il latte prodotto nel territorio quale elemento distintivo della propria attività. Un impegno riconosciuto nel corso dei suoi 77 anni di storia da pressoché tutte le rappresentanze del settore.
L’Agreement nazionale non costituisce un prezzo minimo regionale
Risulta pertanto difficile condividere la ricostruzione secondo cui l’Agreement istituzionale nazionale costituirebbe esclusivamente un prezzo “base” riferito al Nord Italia, dal quale il Lazio dovrebbe necessariamente partire per definire valori superiori.
L’Agreement rappresenta infatti uno strumento di carattere nazionale, non vincolante né per gli allevatori né per le aziende di trasformazione, che restano liberi di aderirvi o meno.
I fatti confermano tale impostazione: nei primi mesi del 2026 soltanto un numero limitato di imprese, tra cui Fattoria Latte Sano, ha scelto di aderire all’accordo e i dati Ismea dimostrano come i soggetti aderenti abbiano riconosciuto prezzi medi superiori di oltre il 10% rispetto ai valori medi di mercato.
Per tale ragione non appare condivisibile l’ipotesi di assumere l’Agreement quale semplice base di calcolo per imporre ulteriori incrementi esclusivamente nel Lazio, in assenza di riferimenti economici, analitici o di mercato che possano giustificare tale impostazione.
Analoga considerazione vale per l’affermazione secondo cui l’Agreement nazionale sarebbe riferito unicamente al Nord Italia. A fronte della richiesta di esibire documentazione ufficiale che supportasse tale interpretazione, non è stato prodotto alcun atto da cui emerga una simile previsione.
La rappresentatività e l’autorevolezza si fondano su dati verificabili, documenti ufficiali e risultati concreti.
Prezzo unico regionale: profili di criticità
Appare inoltre improprio richiamare la presunta adesione della Centrale del Latte di Roma ad un accordo per un prezzo unico regionale.
Lo stesso Presidente della Centrale ha infatti chiarito che si trattava di un’intesa condizionata e limitata esclusivamente ad una parte dei conferimenti.
Più in generale, la definizione di un prezzo unico regionale solleva evidenti profili di compatibilità con la normativa a tutela della concorrenza.
L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha più volte evidenziato come la fissazione uniforme dei prezzi possa determinare alterazioni del mercato, ridurre la concorrenza tra operatori e produrre effetti negativi sia per i consumatori sia per l’intera filiera.
Proprio per questo motivo il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste e la Regione Lazio hanno favorito la definizione di un Agreement che individuasse un valore di riferimento condiviso, lasciando comunque impregiudicata la libertà delle parti di aderirvi o meno.
Il ruolo delle Cooperative e il rispetto del mercato
È opportuno ricordare che i titolari del latte conferito sono le Cooperative di raccolta e che qualsiasi determinazione del prezzo deve necessariamente coinvolgere i soggetti titolari dei rapporti contrattuali.
Parallelamente, le imprese di trasformazione devono poter operare in condizioni di sostenibilità economica, evitando costi non coerenti con il mercato che finirebbero inevitabilmente per compromettere la competitività della filiera regionale rispetto ai produttori che utilizzano materia prima estera.
Nessuna latitanza ai tavoli istituzionali
Fattoria Latte Sano respinge inoltre le accuse di presunta “latitanza”.
L’azienda ha partecipato a tutti gli incontri istituzionali convocati negli ultimi mesi, senza alcuna eccezione, fornendo sempre dati oggettivi e documentazione ufficiale.
Nello stesso periodo ha riconosciuto agli allevatori prezzi superiori alla media nazionale nell’ambito di contratti pienamente validi e regolarmente rispettati.
Tali elementi sono stati più volte trasmessi formalmente anche a Coldiretti Lazio, senza che siano mai stati prodotti dati ufficiali idonei a smentirli.
Competitività della filiera e tutela del latte italiano
Limitare il confronto esclusivamente al prezzo significa trascurare le criticità strutturali che interessano il comparto.
La filiera regionale deve confrontarsi quotidianamente con operatori nazionali e internazionali che acquistano materia prima estera a costi sensibilmente inferiori.
In questo contesto desta perplessità l’affermazione secondo cui il latte italiano contrattualizzato sarebbe oggi “il più pagato d’Europa”. I dati disponibili mostrano infatti come in alcuni Paesi europei, tra cui Cipro, Finlandia e Malta, siano presenti valori superiori.
Qualora tale ricostruzione fosse corretta, essa porrebbe inoltre una diversa questione: prezzi stabilmente superiori ai valori di mercato rischierebbero di penalizzare le imprese che scelgono esclusivamente latte italiano, favorendo invece prodotti realizzati con materia prima estera, inevitabilmente più competitivi sul piano dei costi.
L’effetto finale sarebbe un indebolimento dell’intera filiera nazionale, con particolare riferimento al latte alimentare e ai formaggi freschi.
La posizione di Fattoria Latte Sano
Fattoria Latte Sano continuerà a sostenere la filiera lattiero-casearia laziale nel pieno rispetto delle regole di mercato, della normativa sulla concorrenza e degli impegni assunti nei confronti degli allevatori.
L’azienda conferma la piena disponibilità a proseguire il confronto all’interno del tavolo regionale, riconoscendone il ruolo fondamentale per il futuro del comparto.
Affinché il dialogo possa produrre risultati concreti è tuttavia indispensabile che esso si svolga nel rispetto reciproco, sulla base di dati oggettivi, documentazione verificabile e correttezza istituzionale.
Accuse prive di riscontro documentale o dichiarazioni non supportate da elementi oggettivi non contribuiscono al confronto e rischiano soltanto di compromettere il clima di collaborazione necessario per affrontare le reali sfide della filiera lattiero-casearia regionale.