La vendemmia cambia calendario: Cantine Aperte parte già ad agosto

La vendemmia non aspetta più settembre. Il tempo dell’uva si è anticipato e anche l’enoturismo comincia ad adeguare il proprio calendario.

Parte oggi, 24 agosto, Cantine Aperte in Vendemmia 2026, l’appuntamento del Movimento Turismo del Vino che fino al 25 ottobre porterà appassionati, famiglie e turisti nelle vigne e nelle cantine italiane proprio mentre il vino comincia a nascere.

Quest’anno la manifestazione prende il via una settimana prima rispetto alle precedenti edizioni. Una scelta che racconta qualcosa di più di un semplice cambiamento organizzativo: estati sempre più calde hanno progressivamente anticipato la raccolta in numerosi territori e per diverse varietà.

Se cambia la vendemmia, dunque, cambia inevitabilmente anche il modo di raccontarla.

Quando l’uva diventa vino

La vendemmia, del resto, non termina con l’ultimo grappolo staccato dalla pianta.

È forse proprio quando l’uva entra in cantina che comincia la parte meno visibile e più affascinante: il profumo del mosto, la pigiatura, l’avvio delle fermentazioni, il lavoro dell’enologo, gli assaggi durante le diverse fasi della vinificazione.

Dalla vigna alla cantina, il visitatore non incontra più soltanto un vino finito, ma assiste alla sua trasformazione.

I due mesi di Cantine Aperte in Vendemmia permettono così di attraversare idealmente l’Italia seguendo il ritmo delle diverse raccolte: dalle uve più precoci, destinate soprattutto a bianchi e spumanti, fino alle vendemmie più tardive del Sud e del Vulture.

E se il vino cambia da territorio a territorio, cambia anche il modo di accogliere chi vuole conoscerlo.

Tanti territori, tanti modi di vivere il vino

Le ricerche del CESEO – Centro Studi Enoturistici e Oleoturistici dell’Università LUMSA restituiscono infatti un’enografia dell’Italia tutt’altro che uniforme.

Al Sud emerge una maggiore vocazione verso eventi e intrattenimento, con degustazioni abbinate ai prodotti tipici e una significativa attenzione alla presenza digitale, che coinvolge il 55% delle cantine.

Al Centro il vino incontra soprattutto il paesaggio. Picnic in vigna, attività all’aperto ed esperienze premium caratterizzano un’offerta nella quale Toscana e Umbria concentrano l’85% delle proposte di alta gamma rilevate dalla ricerca.

Al Nord, invece, emerge una particolare flessibilità nell’accoglienza. Nel Nord-Ovest, ad esempio, il 56% delle cantine apre anche la domenica.

Sono tendenze, naturalmente, non confini.

La vendemmia didattica attraversa infatti Piemonte, Friuli, Veneto, Umbria, Lazio e Toscana, ma cambia volto insieme al territorio.

Nell’Astigiano alla raccolta dei grappoli e alla tradizionale pigiatura con i piedi può seguire una merenda fatta di salumi, peperoni con bagna cauda, formaggi, confetture, mele e amaretti di Mombaruzzo.

In Toscana compaiono prosciutto, schiacciata all’uva, bruschette con Olio Extravergine di Oliva Toscano IGP e succo d’uva per i bambini.

In Campania la passeggiata tra i filari diventa invece occasione per conoscere il territorio attraverso le sue produzioni tipiche, mentre in diverse realtà del Mezzogiorno la vendemmia conserva una dimensione fortemente conviviale, fatta di musica, feste e tavolate.

Accanto alle esperienze più popolari crescono quelle destinate a un pubblico alla ricerca di formule più intime: cene tra i filari, degustazioni di grandi annate, vini in anteprima e incontri con enologi e produttori.

Non esiste, insomma, un solo enoturismo italiano. Ed è probabilmente questa una delle sue maggiori ricchezze.

Gli stranieri e quel potenziale ancora da conquistare

Settembre e ottobre rappresentano anche due mesi particolarmente interessanti per il turismo internazionale.

Secondo i dati CESEO riportati dal Movimento Turismo del Vino, i visitatori stranieri costituiscono circa il 35-40% delle presenze nelle cantine, con percentuali maggiori al Centro e valori che in alcune aree del Nord si attestano intorno al 15%.

Il dato assume però un significato diverso se confrontato con i flussi turistici complessivi: gli enoturisti internazionali sarebbero circa 7-8 milioni, a fronte di circa 104 milioni di turisti stranieri che ogni anno scelgono l’Italia.

Il margine di crescita è quindi considerevole.

«Cantine Aperte in Vendemmia racconta forse meglio di ogni altro appuntamento quanto sia straordinariamente diversa l’Italia del vino», sottolinea Violante Gardini Cinelli Colombini, presidente del Movimento Turismo del Vino, evidenziando proprio nella varietà dei territori e nella comune ricerca della qualità uno degli strumenti per rendere più competitivo l’enoturismo italiano sui mercati internazionali.

Il turista straniero rappresenta inoltre un interlocutore particolarmente interessante per le aziende per la maggiore propensione all’acquisto di vini di fascia alta e per la possibilità di diventare, una volta tornato a casa, ambasciatore di una denominazione o di un territorio conosciuto durante il viaggio.

La vendemmia diventa anche un gioco

C’è infine un pubblico che al vino, almeno per qualche anno ancora, dovrà limitarsi a guardare: i bambini.

Secondo i dati CESEO 2025, il 38% delle cantine del campione organizza esperienze formative, comprese attività per i più piccoli, aree gioco e visite nelle fattorie didattiche.

In alcune aziende toscane la vendemmia diventa così un’esperienza familiare: i bambini raccolgono i grappoli, pigiano l’uva con i piedi, raccolgono il succo, lo imbottigliano e realizzano la propria etichetta. Qualcuno torna a casa persino con il diploma di “Vignaiuolo per un giorno”.

Picnic tra i filari, trekking, merende del vignaiolo, passeggiate, degustazioni, incontri con i produttori, feste, musica, pranzi e cene in vigna completano il programma che accompagnerà Cantine Aperte in Vendemmia fino al 25 ottobre.

Perché la vendemmia resta uno dei pochi momenti dell’anno in cui una cantina può mostrare non soltanto ciò che produce, ma il momento esatto in cui tutto comincia.