Giuseppe Di Iorio: gentilezza ed eleganza

Vox populi, vox dei. Frase, ancora oggi controversa, attribuita al teologo anglosassone Alcuino con la quale si evincerebbe che la volontà del popolo coinciderebbe con quella di Dio. Veritiera? Forse no, il volgo però desidererebbe che, attraverso i più, si possa affermare la propria determinazione con un apparente consenso divino.  La locuzione nello specifico caso sembrerebbe azzeccatissima.

Siamo dinnanzi al Colosseo, per molti meraviglia del mondo, anticamente noto come Amphitheatrum Flavium, desiderato da Vespasiano, inaugurato dal successore e figlio Tito per essere perfezionato dal fratello Domiziano. Destinato agli spettacoli dei gladiatori e alle battaglie navali, resta il simbolo della Città Eterna. Maestoso di giorno, suggestivo di notte. Dinnanzi si erge un edificio seicentesco, noto come palazzo Manfredi sebbene in origine fosse della famiglia Evangelisti. Attualmente ospita un hotel la cui terrazza, dall’incantevole vista, è celebre per l’abilità di Giuseppe Di Iorio, executive chef di Aroma, che conquista la stella Michelin nel 2014 per poi riconfermarla. Non si tratta di uno stile antico, ma di un approccio chic al pubblico che si manifesta attraverso la professionalità dei dipendenti, l’accoglienza del luogo, la perfezione del Di Iorio … Sì, perché Di Iorio è perfetto tanto da far impallidire i suoi conosciuti colleghi. Ha la capacità di trasformarsi in pittore per la creazione di tavolozze edibili, un peccato mangiarle); scultore, perché le pietanze si guardano, si annusano, si toccano; musicista perché si entra in un’altra dimensione, sembra di toccare il cielo con un dito e di ascoltare il coro celeste descritto nel Paradiso dantesco. Gli ingredienti mantengono gusto e colore, in bocca si trasformano in un’esplosione di piacere. Tutte le consistenze si uniscono in modo equilibrato e appagante. Un piacere infinito come pochi. Il pane è fragrante, i profumi delicatamente veraci, i sapori nitidi. La fantasia prende forma tanto da rappresentare il Colosseo prima con la tecnica del “puntinismo”, per poi ritrovarlo come contenitore di dessert speciali dall’incantevole scioglievolezza. Nessun cassetto della memoria, nessun ricordo della nonna. Si tratta di una carezza nuova, diversa, vellutata, affascinante, destinata a pochi eletti. Al di là della piacevolezza dei piatti, qui si va oltre. Giuseppe non possiede solo eleganza nella loro composizione e nella scelta degli ingredienti, ma anche nei gesti, negli sguardi, nelle parole. Tratta con rispetto i collaboratori, sta dietro i fornelli occupando qualsiasi ruolo e soprattutto incarna i valori della discrezione e dell’ospitalità … Forse ricevuti dalla madre, proveniente dalla Magna Graecia. Generoso nei giudizi verso i colleghi, attorniato da volti conosciuti non se ne vanta, perché Giuseppe Di Iorio non appare … È!

Vox populi, vox dei? È il miglior stellato della Capitale, per il gentil sesso anche il più affascinate ma questa è un’altra storia …