Florio: L’Amaro della Compagnia

La Sicilia, come tutte le regioni d’Italia, pullula di chicche enogastronomica soprattutto storiche. Terra che ha subito diverse dominazioni, ancora oggi, violentata dagli sbarchi non regolari, possiede angoli paradisiaci e squarci indimenticabili. Numerose le leccornie a lei attribuite. Cannolo, cassata, pignolata, gelato, pasta alla norma sono solo alcune prelibatezze. Interessante anche nell’aspetto vitivinicolo ha la zona orientale e occidentale che producono differenti uve per la diversità del clima, del suolo e delle dominazioni.

Florio è una famiglia originaria di Bagnara Calabra, costretta a causa del terremoto, a spostarsi a Palermo dove inaugura una drogheria. Emblema della bella Italia dell’800 nella quale ancora: “Chi lavora aspetta paga”. Gente non sempre baciata dalla buona sorte, ma grossa lavoratrice che ha prodotto vino, si è occupata di tonnare e turismo. Il nome è celebre in tutto il mondo ed è simbolo di qualità.

Tra i prodotti d’eccezione, oggi proprietà del Duca di Salaparuta, emerge l’Amaro della Compagnia. Un topazio ancestrale e prezioso racchiude i profumi del mediterraneo quasi come se le differenti dominazioni avessero lasciato all’interno del bicchiere qualcosa di loro. Federico II avrebbe forse gradito quella vibrante scorza d’arancia, l’amaro del chinotto, 13 spezie che raccontano i viaggi di un mare che ha cullato le civiltà del Mediterraneo, fino alla scoperta dell’America. Nettare immediato, mai banale, beverino dall’epilogo lungo e appagante. Amante segreto per secoli dei marinai che sbarcavano nei diversi porti, forse, lasciando cuori infranti. Chissà quanti segreti ha celato nei secoli, a lui sussurrati o sbraitati. Chissà quanta solitudine ha colmato nel silenzio degli abissi.

Sorso generato cultura italiana, di quella bella che ancora oggi crede e diffonde tradizione.  

Grazie a Luky Lucian di Big Friends Rome per avermelo lasciato gustare…