Preziosità e unicità di Silvio ed Elio Carta

Sardegna, isola affascinante, contraddittoria nella sua bellezza e copiosa di mistero. Ancora incerta l’etimologia del nome, per alcuni da attribuire a un condottiero figlio di Ercole, giunto dalla Lidia. Probabilmente ancora più antica la denominazione, presente già al tempo dei Fenici. Su alcuni testi è l’antica Atlantide, menzionata da Platone come terra di conquistatori che dopo aver tentato l’invasione di Atene in un’unica notte sprofondò. La vegetazione è fitta e suggestiva, le acque cristalline, le spiagge dalle sfumature pastello. I vitigni affascinanti e veraci proprio come chi se ne prende cura. La regione, sebbene a statuto speciale, meriterebbe maggiore attenzione da parte dei governanti. Le strade spesso poco agevoli, i trasporti pubblici quasi assenti, i sistemi per giungere dal Continente costosi. Non è giusto. I sardi sono dei grandi lavoratori, a volte un poco chiusi e un tantino diffidenti, ma generosi, dalle numerose risorse e dalle potenzialità innumerevoli. In un’isola baciata dalla natura e talvolta bistrattata dagli uomini si erge una realtà colossale dal nome Silvio Carta. Silvio, oggi non più giovane ma perfettamente lucido, fonda intorno agli anni ’50 a Baratili San Pietro l’azienda omonima rendendo celebre la Vernaccia di Oristano, ancora in auge nella regione per sua iniziativa. Col medesimo nome, Vernaccia, si intendono sul lungo Stivale diverse uve non necessariamente imparentate tra loro. L’unicità del prodotto è conclamata. Un nettare giallo ambrato seduce prima allo sguardo, immergendo gli avventori in un’atmosfera da mille e una notte. Ambientazioni segretamente orientali vagheggiano nella mente, sentori ossidativi dagli sbuffi eterei rendono il naso piacevolmente schiavo. Note di frutta secca, incenso, miele millefiori, albicocca disidratata regalano un sorso opulento. La componente alcolica, sebbene alta, non stanca mai e invita a un assaggio successivo, ancora più ricco e più soddisfacente. Oggi ad aver in mano le redini dell’azienda è il figlio Elio. Uomo intrigante, dalle espressioni sentenziose, lo sguardo attento, meticoloso sul lavoro non ama l’approssimazione ed è severo con se stesso, per cui esigente con chi lo attornia. L’azienda si è ingrandita, numerose le quantità di bottiglie prodotte annualmente e la varietà dei differenti liquidi. I distillati non possono trovare stilista migliore nella forma ed esperto più competente nella sostanza. Gli sfaccettati ed erbacei Gin, l’intensità e la classe delle grappe, la loquacità del filu’ e ferru, l’unicità del mirto e la freschezza della liquirizia sono solo alcune tessere di un ampio e generoso collage che rammenta la sensualità dei mosaici pompeiani che non necessitano di introduzioni, ma solo di taciturni sguardi e profondi silenzi.

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