Elvira: i vini Di Barrò e i valori della tradizione

barro

Quando Andrea ed Elvira si incontrano, forse non immaginano di avere in comune un sogno che, oggi si può definire realizzato: una casa tra le proprie vigne e la cantina. I due possiedono singolarmente delle proprietà, poi se ne aggiungono altre e così la loro passione nei confronti della terra, dell’uva e della regione aumenta. Diverse la bottiglie da loro create, tutte riconoscibili, proprio come loro stessi desideravano. Chardonnay, Pinot Gris e Petite Arvine, vitigno presente in Svizzera che sembra aver trovato nella Valle d’Aosta una crescita fiorente, regalano nell’ apparente semplicità le peculiarità delle uve. Per gli intenditori che desiderano calici più profondi e complessi l’azienda produce tre Torrette, diversi tra loro, si parte da un base per raggiungere il calice più sfaccettato del Torrette Superiore. L’affinamento varia , protagonista indiscusso: l’ acciaio. Elvira, golosa della polenta concia (ricetta tipica valdostana che ama abbinare ai suoi vini) è una donna intelligente, esprime giudizi positivi nei confronti dei colleghi produttori, si fida delle scelte del coniuge e soprattutto sa di avere trasmesso a Francesca e Matteo qualcosa che durerà nel tempo. Ad appellare la Cantina di Barrò? La tradizione. Con il termine barrò si intendevano dei piccoli barili utilizzati in modo diverso, presenti specialmente durante i giorni di festa, a suggellare questo nome l’acronimo delle prime lettere dei cognomi BARmaz e ROssan, ex titolari, suoceri di lei.

La Valle d’Aosta resta la regione più piccola dello Stivale, nella quale la gente è accogliente, il clima permette alle uve di crescere in modo adeguato, ancora si avvertono le quattro stagioni, i ristoranti presentano una carta di vini esaustiva del territorio, le donne tramandano le ricette di un tempo… Le famiglie continuano ancora a volersi bene.

“Conoscere e amare il nostro folclore significa onorare il linguaggio della nostra bandiera”. Eddie Cantor 

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