Borgogno … Barolo top!

Chi potrebbe mettere in discussione la classe, la leggiadria, la longevità dei vini prodotti in Piemonte? Regione affascinante che regala volti disegnati dalle sontuose colline, foschie che lasciano sognare, uve che catturano e nettari profondamente seducenti. Tante le aziende che producono calici eccellenti, disparati i vitigni ma il Nebbiolo resta l’indiscusso faraone che raggiunge la sontuosità dorata in veste di Barolo. Il nome si scorge sugli scritti, per la prima volta, nel 1268 (Nebiol), nell’area di Rivoli, resta il vitigno più anticamente coltivato nel territorio dell’attuale Piemonte. Il clima delle Langhe, di tipo continentale temperato con il picco di precipitazioni nel mese di maggio, sebbene le temperature stiano cambiando, regala un sorso unico al mondo. Un Nebbiolo riconoscibile, per colore, intensità, predisposizione all’invecchiamento.

L’area, che per molti è il top per la produzione di questi acini meravigliosi, è Cannubi che racchiude la finezza del suolo Tortoniano e la potenza di quello Elveziano. Chi desidera assaggiare l’ampiezza, la profondità, l’intensità di un BAROLO degno di nota è nel cerchio magico.

Tra le aziende produttrici spicca Borgogno, attualmente proprietà della famiglia Farinetti con esponente Andrea che ne è a capo.

Prima del lockdown ho stappato una magnum Barolo Cannubi DOCG 2012. In questo anno è stato possibile assaggiare nettari custoditi gelosamente pensando che ci sarebbero stati festeggiamenti ma la solitudine del Coronavirus è stata la motivazione. In questo caso ho condiviso il “gioiellino” con alcuni amici durante i pochi giorni di zona gialla nella Capitale. Un rosso rubino disegna archetti sinuosi che lasciano immaginare le colline sulle quali nasce il magnifico prodotto. Un bouquet variegato di rosa, frutti rossi, uva spina si erge su un tessuto di ciliegia e mora con sbuffi di polvere da sparo, pepe nero, curcuma, carruba, coriandolo. Un arcobaleno di spezie che inducono all’assaggio. In bocca tannini setosi, il sorso avvolgente rammenta ancora la scatola di sigari, la vivace acidità lascia un finale che ricorda i sentori olfattivi con una punta di liquirizia. Riduttivo in poche righe descrivere la qualità di questa cantina. Impossibile non visitarla…