Famiglia Cotarella: il clan del Merlot

Quando si respira una certa aria, si vive in un determinato ambiente, si cresce con una solidità morale, si ha un poco di fantasia non è difficile realizzare i propri sogni. È così che “germogliano” Renzo e Riccardo, più noti come i fratelli Cotarella. Provengono dall’Umbria e la loro fanciullezza si dispiega tra questa regione e la provincia viterbese nella quale nel 1979 fondano una loro realtà. Rimasti precocemente orfani di padre non si scoraggiano, continuano a studiare fino ad affermarsi nella carriera come pochi, affiancati da due splendide donne che, immediatamente, percepiscono l’unità del loro rapporto e in modo singolare lo preservano, creando una famiglia allargata nel senso più nobile dell’accezione. Dominga, Marta ed Enrica sono l’ultima generazione, seppur due di loro madri, di una cerchia, su alcuni aspetti unica al mondo. Ognuno possiede un ruolo in una famiglia nella quale i membri, con maturità, hanno saputo diventare le colonne portanti di un tempio sacro che tutti ammirano. Molti vorrebbero essere loro perché sfavillano di luce propria, fatto assolutamente non trascurabile. La personalità e le intuizioni di Dominga, la perseveranza e la pazienza di Marta, l’estro e un poco la trepidazione di Enrica trovavano un tutt’uno nei loro nettari. Possiedono una capacità di amalgamarsi nella quale, però, ognuna non perde se stessa, ma esalta l’altra… Un fenomeno da studio, in alcuni casi un portento. Mentre l’Italia è caratterizzata da gente che si urla addosso, sperando che qualcuno la senta, ma resta, inevitabilmente, inascoltata il loro messaggio è chiaro, potente e univoco: “Trattate gli altri come vorreste essere trattati voi!” Principio apparentemente semplice e profondamente giusto, al di là del proprio credo, ma poco diffuso.

Proprio in questi giorni, di realtà difficile, è stato presentato il Montiano 2017 (Merlot 100%) vitigno di origine francese che, grazie alla tenacia di Riccardo Cotarella, è riuscito tra Montefiascone e Monterubiaglio, su suoli vulcanici e calcarei, a trovare un habitat tutto personale. In pochi hanno creduto nell’impresa e come sosteneva il giornalista britannico Walter Bagehot: Uno dei grandi piaceri della vita sta nel fare quello che la gente dice che non riuscirai a fare”. L’orgoglio di Riccardo si vede, specialmente ora, quando si rivolge alle figlie, ai nipoti e al genero, perché sa perfettamente che non produce solo del buon vino, che non è esclusivamente un enologo di fame, ma è consapevole dei suoi successori.

Coerenza è una delle parole cardini della loro cantina che si può assaporare nei nettari. È la personalità del Montiano 2015 dal prezioso rubino non impenetrabile, dall’etichetta storica, dagli archetti carnosi, dagli aromi che spaziano dalla ciliegia matura, al lampone, aal’uva spina su un tappeto di pot – pourri di lillà e geranio con sbuffi di vaniglia e cannella a regalare un sorso foriero di opulenza. La morbidezza è ben sostenuta da una ancora vibrante acidità… I tannini piacevolmente maschili. Mickey Rourke ne sarebbe uno splendido interprete per fascino macho, erotismo che ha segnato un’epoca e piacere lussurioso.

L’annata 2016, fortunata per il clima, offre un altro aspetto: leggiadria. Il poemetto incompiuto Le grazie di Ugo Foscolo ben rappresentato dallo scultore veneziano Canova arriva in bocca. I principi dell’arte greca di armonia ed equilibrio qui si assaporano, un rubino ancor più vivo vagheggiante le rotondità delle Grazie di Canova si lascia annusare in piccoli frutti rossi, fragoline acerbe; ancora più interessanti le note vagamente erbacee di drangoncello e melissa. Avvolgente l’aspetto speziato che preannuncia un sorso intrigante. Bevibilità, leggerezza, regalano una sensazione inappagata poiché è necessario riassaporare il prezioso liquido.

Chi avrebbe immaginato che un’annata altalenante come la 2017 potesse generare una vera e propria “leccornia”? Un rosso a tratti purpureo si distingue già all’olfatto, una tentazione di rabarbaro, coriandolo, carruba, pepe rosa su un tappeto di tè ai frutti di bosco, aliti di scatola di sigari, canfora, lievissima ceralacca. In bocca è irresistibile, tannini soffici, coerenza con il naso resa ancora più tangibile per la sua succosità. Un fuoriclasse.  

Fil rouge? Mineralità, nuance finemente tostate e cremosità fragrante.

Chissà cosa ne pensa nonna Grazia quando ha il privilegio di abbinare il suo salmì dai 13 ingredienti assieme alle sfumature di Montiano…