Dannatello… Tra Paradiso e Inferi

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Spesso accade che mi venga chiesto cosa pensi di un determinato vino. Cerco di essere il più imparziale possibile, senza lasciarmi condizionare da giudizi altrui o recensioni lette e capita di assaggiare tanti nettari più o meno interessanti. Ritengo, però, che se non ce li si ricordi non valga neanche la pena di soffermarsi.

Ultima bottiglia è l’IGP Dannatello de La casina dei dannati, provincia di Vibo Valentia, la mia terra natia con la quale mantengo, ancora dopo anni un rapporto conflittuale e viscerale.

Uve protagoniste Sangiovese e Magliocco. Quando si parla del primo vitigno viene alla mente inevitabilmente la Toscana che ha reso il Chianti famoso in tutto il mondo. In realtà dallo studio del DNA è emerso che questa uva sarebbe originaria della zona orientale della Calabria o della Sicilia e poi con l’emigrazione dei popoli abbia trovato un habitat più fortunato nel chiantigiano. Se si osserva con attenzione, però, la punta dello Stivale tra i vigneti più antichi, anche se ormai in numero esiguo,  ci sono quelli di Sangiovese figlio del Ciliegiolo e del Calabrese di Montenuovo, a sua volta genitore assieme al Mantonico del Gaglioppo e del Nerello. Ancora incerta la sua etimologia per alcuni deriverebbe da sanguis Jovis (sangue di Giove), altri ancora parlano di Sangiovannese ovvero da San Giovanni con un legame al mese di giugno o a Ianus (Giano). Il fatto che sia annodato a una figura religiosa è comunque indicativo, probabilmente era connesso a un aspetto sacro.

Sul Magliocco sono presenti poche notizie. Per anni confuso con il Gaglioppo, ma un occhio esperto li avrebbe immediatamente distinti. Il Magliocco è più ricco di antociani, il naso ricorda la frutta rossa e in bocca è molto morbido; l’altro, invece, ha un colore più tenue tendente al granato, gli aromi speziati lo contraddistinguono assieme ai tannini. Il nome, probabilmente di origine greca, significherebbe tenerissimo nodo che a sua volta si divide in Dolce e Canino.

Il Dannatello 2016 è un sorso di tutto rispetto.  Rosso granato impenetrabile regala sentori di pepe nero, coriandolo, soffi di liquirizia, successivamente more, prugna secca, amarena, poi ancora un po’ di glicine, diafane note caramellate. Secco, equilibrato, dimostra una potenza mascolina con un tannino mai sgarbato che lascia il palato pulito caratterizzato da un epilogo di arancia sanguinella… Versatile e abbinabile ai cibi regionali.

Finché si avranno passioni non si cesserà di scoprire il mondo.
(Cesare Pavese)