Redondel: il Teroldego dantesco

 

 


Paolo e Mara sono una giovane coppia, proprietaria di alcuni filari di vigne ubicati nella Piana Rotaliana, fazzoletto di terra baciato dalla potenza divina, differente dalla superficie circostante. Suolo di origine fluviale e glaciale con diversi fossili marini, dove i venti provenienti da disparate aree accarezzano la superficie durante il giorno. Presente una buona escursione termica. È qui che il Teroldego, vitigno a bacca nera dalla spiccata acidità, dalla buona tannicità, dal colore intenso diventa un cavallo di razza.
Se il sommo poeta Dante Alighieri, dopo aver composto la Divina Commedia, fosse stato in vita, avrebbe certamente asserito che il Teroldego della cantina Redondel sarebbe stato il nettare rappresentativo dei personaggi del suo poema per eccellenza. Sette gli appezzamenti di terra di proprietà dei coniugi Zanini: Redondel (a esso il nome dell’azienda), Vignai, Pasquali, Pozze, Morei, Rusca e Pradi la cui età delle viti varia dai 25 agli 80 anni. I grappoli vinificati separatamente.
“Questo dannato Teroldego!” E’ così che, talvolta, imprecava il padre di Paolo, esperto di viticultura i cui insegnamenti sono validi ancora oggi. Vignaiolo di un tempo, capiva perfettamente il cambiamento delle stagioni e ciò che implicava sulla vite. Dannato annata 2013 è un vino intenso, prima di allietare il palato sosta 12 mesi in bottiglia. Forse è realmente maledetto perché crea dipendenza. Al naso liquirizia, cuoio, pepe nero, leggerissimo cumino in bocca lasciano una scia di cioccolato fondente, sentori mentolati, sbuffi balsamici e tanta carruba. Magari le anime maledette avessero potuto interrompere le loro punizioni sorseggiando, per un attimo, il nettare di Bacco così nitido e determinato.
Il Purgatorio si raggiunge con Assolto. Rosato dall’estrema eleganza che si ricorda al primo sorso. Il colore è foriero di profumi e sentori. Memorabile, spiccata personalità. Violetta, petali di rosa fresca preannunciano un assaggio voluttuoso. In bocca una leggera nota lattica che rammenta la cremosità dello yogurt ai frutti di bosco dove è possibile individuare il mirtillo, il ribes, il lampone, la piccola fragolina. Distinta acidità, lunga persistenza. Abbinabilità a piatti complessi e tanto appagamento.
Beato è il nome adatto per l’entità che vorrebbe raggiungere il Paradiso. Un rosso intenso, un naso esplosivo figlio di vigne vecchie. Le note tostate dominano. Incenso, polvere di caffè, curcuma, anice stellato. Al gusto un’inconsueta piacevolezza rammenta l’arancia sanguinella, l’amarasca, il cacao amaro esulta tra chiodi di garofano e china. Semplicemente eccellente.
Paolo e Mara sono persone concrete che hanno dedicato la propria esistenza a un solo vitigno, ormai diventato loro figlio, che nelle bottiglie raggiunge innumerevoli sfaccettature e tante sfumature in alcuni casi commoventi, capaci di portare in auge ricordi della memoria, ma solo i più belli.
Unico.

Chicca de La strada del vino trentimo🍾🍾🍾

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