Magna Graecia? Una storia, una leggenda e tanti grappoli…

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Μεγάλη Ἑλλάς, Megálē Hellás, Great Greece questo il nome in lingue diverse della Magna Graecia , complesso di colonie dell’Italia meridionale fondato dagli abitanti della Grecia a partire dall’VII sec. a. C. Numerose le leggende, realtà e fantasia si fondono da non saperle scindere. È certo, però, che i coloni per l’attaccamento alla madrepatria decidono di innalzare templi ancora più sontuosi della terra di origine e  iniziano a piantare uva e vite. La Calabria è sempre stata una terra dedita alla coltura del nettare di Bacco sebbene non sempre gli abitanti ne abbiano saputo pubblicizzare la qualità del prodotto. Tra le più recenti denominazioni emerge la DOC Terre di Cosenza che ha dato la possibilità alle piccole realtà della provincia calabrese di emergere e lasciarsi conoscere, soprattutto assaporare. Nell’area spicca la cantina Magna Graecia giunta alla quarta generazione di viticoltori. Oggi il timoniere dell’azienda è il giovane Vincenzo Granata, ingegnere gestionale il quale, dopo un periodo trascorso in California per specializzarsi in tecniche moderne di produzione, rientra nella terra natia per dedicarsi ai suoi grappoli. Ci troviamo a Spezzano della Sila luogo caratterizzato da un’ interessante escursione termica che regala agli acini aromi inconfondibili che seguiti in modo adeguato potrebbero essere riconosciuti attraverso i calici in una degustazione alla cieca. Il paglierino Bianco Gaudio 2017 ( Pecorello e Chardonnay) alletta l’olfatto per fragranze floreali su uno sfondo di zenzero caramellato; per gli amanti della tipicità il Bianco Baronè 2017 è più adatto. Il Pecorello in purezza possiede una lunga scia sapida e minerale anticipata da un sentore di pesca gialla. Per gli estimatori dei rossi che bramano un calice vellutato e morbido il Rosso Gaudio ( Magliocco e Merlot) è il prescelto. Gli archetti sono sensuali come curve femminili , la marmellata di visciole e la ciliegia matura si alternano per lasciare il palato desideroso di bere un altro sorso. Da segnalare la Guarnaccia in purezza racchiusa  nel  Rosso Baronè 2015  che danza tra  speziature di noce moscata, curcuma e chiodi di garofano su uno scenario di vaniglia e una piacevole cannella. Il nec plus ultra però si raggiunge con un vitigno ancora in fase sperimentale tipico delle regioni fredde. Il giallo oro chiaro emana un profumo di albicocca intervallato da sbuffi di gelsomino, miele millefiori e incenso. In bocca è armonico, sinuoso, la nocciola si assapora, desiderosa di ritornare ancora una volta e poi ancora. Qual è? …. Lo scoprirete a breve…

Speriamo che l’intuito di un giovane uomo, il sesto senso di un antenato,  la pazienza e la fiducia di un padre portino finalmente al successo. Ad maiora et meliora semper!

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