Fabrizio, io e il gancio Leo Gullotta!

frizzi

 

 

In questi ultimi tre giorni se si accende il televisore non è possibile non soffermarsi per qualche secondo nell’ascoltare qualche commento di persona che ha conosciuto Fabrizio Frizzi.

Mi viene difficile scrivere queste poche righe perché si cade sempre nella retorica.

Non molti sanno che la mia preparazione di base fosse teatrale, chi ha letto il mio libro lo ha appreso.

Durante la stesura del mio libello Mr. Gullotta, Leo My Huge Pumpkin ho perso molto tempo non tanto nello scrivere quanto nell’inseguire i personaggi noti. La mia scelta ricadde su Fabrizio Frizzi perché Leo Gullotta aveva espresso dei giudizi molto positivi su di lui. Riuscii ad ottenere un incontro con lui nel suo ufficio nella zona di Prati. Ammetto che avevo avuto come gancio una famosa attrice italiana. Bell’uomo, affascinante, non lo avrei scritto se non lo avessi incontrato, lontano dalla risata che lo contraddistingueva nel piccolo schermo, alto, con i capelli un po’ sconvolti per l’utilizzo del motorino. Mi ero recata per parlare di Leo. Lo facemmo. Aveva portato anche qualche appunto su di lui. Mi disse che lo aveva fatto perché lui non aveva avuto una sola vita, ma mille. Che la sua esistenza era stata intensa quindi era giusto che avesse preso nota per non commettere alcun errore. Era più predisposto nel descrivere gli altri che se stesso. Non era facile intervistarlo. Io ero riuscita perché parlavamo di una terza persona. Uomo arguto, di poche parole, poco incline al pettegolezzo. Anche con chi non si era comportato bene non esprimeva giudizi negativi:  forse non era stato destino che prendesse quella strada,  non era rancoroso. Legato alla moglie e alla figlia nel suo profilo di whatsapp aveva l’immagine della scarpetta rosa di Stella vicina alla sua, a testimonianza della personale e profonda discrezione.

Inutile perdersi in chiacchiere. Di lui possono parlare persone che lo conoscevano meglio di me.

Rispondeva a tutti i messaggi,  alle email. Ciò che mi ha colpito però è stato il fatto che lui mi avesse inviato l’ultimo messaggio alle 23.15 del 13 febbraio. Mi stava ringraziando del fatto che mi fossi interessata al suo stato di salute e si scusava del ritardo con il quale mi rispondeva. Replicai in modo intenso come è mio stile.

Fabrizio che pensava, forse,  (anche noi) che si stesse riprendendo, aveva la sensibilità di replicare a tutti via email o via sms senza alcuna banalità o frase ripetuta, ma rendendo le poche righe strettamente personali.

I grandi uomini si distinguono attraverso i piccoli gesti, sebbene lui qualche grande gesto, lontano dai riflettori, lo abbia commesso.

Grazie Fabrizio!

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