Vini veri 2016

blobNovembre 2014, novembre 2015. Documentario esclusivo di Davide Vanni che sarà proiettato in prima nazionale sabato 9 aprile alle ore 18:00 proprio a Cerea, ormai sede di questa strepitosa manifestazione.  Un anno, un’annata, un viaggio, un percorso per raccontare uomini, donne e piante di viti più o meno giovani, più o meno vecchie. Un racconto fatto di parole che descrivono un diverso ritorno, una diversa partenza. Sono voci di persone che hanno studiato in paesi lontani successivamente richiamate dalla forza della terra di origine. Avvocati, architetti, agenti della finanza, allevatori di conigli, studiose di filosofie orientali in Tibet, che hanno seguito un nuovo filo conduttore, un legame con la vigna ancora vivo all’interno della famiglia e delle sue vecchie generazioni. Voci di chi in quella terra ci è nato e non se ne è mai staccato e sente la responsabilità di custodire quella terra per poterla, un giorno, affidare tale e quale al figlio o alla figlia. Ricordi, preoccupazioni, felicità e soddisfazioni.

Venti regioni.

Cinquanta aziende accomunate da una filosofia e pratica artigianale nella conduzione della vigna per una qualitativa produzione di vino.

Vecchi treni, autobus, traghetti e metropolitane per il susseguirsi di un unico viaggio.

Un racconto fatto di azioni. Quelle veloci e abili delle diverse fasi lavorative. Dalla preparazione del terreno dopo la vendemmia, alla potatura, la legatura dei tralci, la falciatura, la scacchiatura, la selezione dei germogli, la defogliatura, lo scasso, le nuove piante da piantare, gli innesti, il pestare l’erba, l’invaiatura dell’uva, la selezione dei grappoli, la vendemmia, la pulizia delle botti, l’imbottigliamento, gli assaggi. L’osservazione e la partecipazione in una natura che avanza con un ritmo e un movimento più lenti. Dal riposo invernale, alla nascita dei germogli, alla fioritura, alla formazione dei grappoli, all’allungamento dei tralci verso l’alto.

Un racconto fatto di costanza ed eterogeneità. Una continua fatica del corpo che lavora e cammina sulla continuità spaziale costituita dalla vigna e che attraversa la diversità di suoni e colori lungo ciascuna stagione. Una continuità che affronta le variazioni del tempo tra il sole, la pioggia, il vento, un temporale. Uno spazio definito dove risuonano i rumori dei mezzi agricoli, le forbici che tagliano i tralci vecchi, i canti, le rondini e gli altri uccelli, il ronzio delle api, l’abbaiare di cani attorno alla campagna, il rumore del vento che passa tra l’erba alta e le foglie di vite, un tuono.

Un racconto fatto di Italia e di pezzi d’Italia tra terre sospese a picco sul mare, conchiglie sparse ai piedi delle viti, terreni e rocce dalla consistenza e dai colori diversi, montagne vulcaniche, laghi e pianure, isole, orizzonti di boschi o di colline scoscese. In ogni regione del paese sembrano esistere bellezze intatte di territori vocati. In ogni territorio la vite prende forme diverse che siano tendoni abruzzesi o etrusco-romani, spalliere modenesi, guyot valtellinesi, cordoni speronati viterbesi, alberelli toscani o conche di Pantelleria.

Un racconto fatto di relazioni. Rapporti tra padri e figli, discordanze e diversità di abitudini, collaborazioni e fiducie reciproche. Generazioni. Rapporti con la natura e con il suo contesto allargato che sa andare oltre la monocoltura nella direzione di una biodiversità costituita dalle diverse erbe presenti nel vigneto, dai legumi che crescono tra i filari, dagli animali che ci pascolano, dalle arnie tenute vicine, dai cavalli e dalle mucche che aiutano il lavoro nei campi, dai boschi che circondano la vigna, dal grano che ci cresce vicino.

Un racconto di vita e di vite. Una struttura che si regge sulla solida colonna vertebrale dell’uomo e della donna che lavorano nella campagna, della natura che segue il suo ciclo di stagione  e di una pianta che nelle sue varie forme di allevamento e di varietà da millenni regala all’essere umano una benevola possibilità di essere conviviale.

Una vite, tante vite.

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