Moscato di Saracena… Nettare degli dei!

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Nella parte settentrionale del cosentino domina un piccolo comune di neanche quattromila abitanti il cui nome nell’antichità era Sestio, scelto dagli Enotri. Oggi, Saracena, provincia di Cosenza, è ancora caratterizzata da un centro storico di impronta araba, costituito da viuzze e da una zona più moderna che non offre giustizia all’unicità del luogo. Innumerevoli le teorie sull’origine della denominazione. Qualcuno parla di una principessa di nome Sara cercata, spesso, durante le ore serali con la tipica frase: “Dov’è Sara?” “Sara cena”. Bizzarro! Oppure per la presenza dei saraceni nel territorio. Arabi ce ne devono essere stati molti, hanno lasciato la loro impronta nei volti dei cittadini e se ne respira ancora la presenza gironzolando per il borgo, sembra ancora di vederli da alcuni picchi del paese mentre attraccano le navi. Parecchi gli emigrati, soprattutto, in Germania. A rendere indimenticabile il luogo è la produzione del Moscato di Saracena: unico! Non esistono eguali. Figlio di Malvasia e Guarnaccia Bianca vinificati insieme è reso eccezionale dall’aggiunta di mosto di Moscato che permette una lievitazione naturale. Per alcuni la maturazione deve avvenire in botte, per altri in acciaio. Ogni produttore ha una ricetta segreta … Noi ne abbiamo assaggiati alcuni, diversi tra loro ma ugualmente affascinanti.

Proprio a Sestio i fratelli Maurizio e Roberto Bisconte hanno fondato un’azienda vitivinicola da sedici anni. È Maurizio che ha deciso di tornare a casa dopo diversi anni trascorsi in nord Italia ed evoca così la cultura del prezioso liquido: “Anticamente, durante i lunghi viaggi, il vino si rovinava e, per berlo si allungava con altro. Per noi questo non era concepibile. Bollivamo il vino e aggiungevamo del Moscato …. Era ricco, profumato. Moscato! Quando si era piccoli, dopo un periodo di malattia, i nostri genitori, per rinvigorirci ce ne offrivano un bicchierino. Bevanda magica, che rappresenta l’incrocio di diverse culture. Non è un vino da dessert come erroneamente si pensa, ma di un prodotto con cui pasteggiare, da assaporare con cibi piccanti, accompagnato da cioccolato amaro o con un sigaro Toscano. È in grado di produrre sensazioni uniche ben distinte tra loro. È nella nostra filosofia usare la botte per l’affinamento. Il legno rilascia al vino meravigliosi aromi. Tra le regioni che più lo apprezzano emerge la Lombardia, mentre all’estero le città di Londra e Amsterdam”.

Il Feudo dei Sanseverino non produce esclusivamente Moscato ma anche alcune bottiglie. Fratello del Moscato è il passito, ovviamente più dolce, ideale per fine pasto o per i formaggi. Donna Marianna blend di Lacrima Nera, Malvasia e Guarnaccia: rosso rubino vigoroso, naso speziato e lungo nel sapore. Più particolare è Lacrima Nera: intenso, asciutto. Il bouquet oscilla tra la liquirizia e le erbe officinali. Disdegna la banalità, in bocca lascia un po’ perplessi perché diretto ma con classe, appagante e non stancante. Chi lo beve, lo ricorderà.

Altra azienda produttrice di Moscato è la Masseria Falvo 1727, in questo caso l’affinamento avviene in vasche di acciaio, si tratta del Milirosu risultato di terreni argillosi – sabbiosi, sprigiona un aitante sentore di zagare, al palato fichi e albicocche secche. Anche qui è presente il passito. Ermanno e Piergiorgio da svariati anni si dedicano all’agricoltura sebbene la loro vita li abbia portati a svolgere altre attività. Quintilio, il padre, non voleva che i figli si indirizzassero alla terra, ma il richiamo è stato troppo forte e dopo la sua perdita, hanno deciso di tornare alle origini. Proprietari di una masseria del ‘700 ripercorrono le orme degli antenati in modo netto e deciso.  I vitigni principali sono Magliocco Dolce, Guarnaccia Bianca, Moscatello, Malvasia e Greco Nero. Negli ultimi anni sono stai impiantati anche Riesling e Traminer. Entrambi offrono risultati interessanti, non inferiori a quelli del nord Italia. L’enologo che li segue in modo meticoloso è Vincenzo Mercurio, amante del rovere francese. Ermanno si augura di continuare con questo ritmo e con i medesimi risultati fino alla fine della sua esistenza, affiancato dalla compagna di una vita: Gabriella. Entrambi trasmettono amore per la terra e passione per i suoi frutti. I vini rossi sono buoni, ma i bianchi hanno una marcia in più. La Guarnaccia Bianca in purezza è aromatica al punto giusto, lunga, sapida, invita al sorso successivo, in alcuni momenti inebriante. E sono ancora all’inizio della produzione, chissà in futuro. Donna Filomena (Guarnaccia 70% e Malvasia 30%) è gratificante per i conoscitori dei buoni bianchi: minerale, rammenta la pesca gialla e i fiori di campo; Pircoca è un’esplosione di aromi, cattura l’olfatto e il gusto dei neofiti. Ciascuna uva traccia qualcosa di sé: Guarnaccia Bianca, Malvasia, Traminer e Riesling, quest’ultima riequilibria i precedenti, offrendo una netta nota di idrocarburo. Due i Magliocco in purezza:  Don Rosario,  perfetto per le carni succulenti, al naso rammenta frutti rossi maturi, possiede tannini vellutati  su un leggiadro sfondo di cannella, riposando 18 mesi in tonneaux e 12 in acciaio; il Granata dal rosso vivo,  invece, resta tra i 3 e i 6 mesi in tonneaux e 24 in acciaio, intenso, voluttuoso, alcolico “acchiappa” già a prima vista… Andate a conoscerli!

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