Fauro1937: Non è una cena, è una traversata

Tra gli chef più identitari della Capitale si distingue Andrea Misseri, anglofono per parte materna ma con un temperamento profondamente italiano. Dopo gli studi presso l’Istituto di Scienze dell’Alimentazione  e una laurea in Antropologia alla Sapienza Università di Roma, inizia un percorso irregolare e curioso che lo porta a costruire una propria cifra attraverso la contaminazione.

Cuoco, musicista, scrittore, appassionato del nettare di Bacco, Misseri è un profilo eclettico, dalle molteplici sfumature, con un’indole che richiama quella del marinaio. Avvia ristoranti italiani tra Mumbai e Goa, lavora in strutture di alto livello e, per un periodo, è chef in house degli Oasis, trattando i piatti come fossero vinili da selezionare, mixare, far girare. Con lui, a tratti, si ha la sensazione di viaggiare. Non serve un volo intercontinentale per assaggiare un ceviche peruviano, basta sedersi alla sua tavola.

Attualmente lo chef accoglie gli ospiti alla Trattoria Fauro1937, storico indirizzo dei Parioli rilevato da Pierluigi Vozzi, che lo ha trasformato in una sorta di “love boat” urbana in via Ruggero Fauro 42.

Per Vozzi, classe 1976, non si è trattato di un investimento, ma di un ritorno. Cresciuto a pochi passi dal locale, lo frequentava fin da bambino con il nonno Nuccio. Nel 2021 decide di rilevarlo, assumendosi il rischio di guidarlo in una fase complessa, segnata dal post-pandemia, con l’obiettivo di preservarne l’identità.

Fauro 1937 si configura come una trattoria di mare, un percorso gastronomico che attraversa sapori e culture con il Mediterraneo al centro e una narrazione generata da partenze e approdi.

Gli ambienti restituiscono come fossili marini remi, lanterne, salvagenti, parabordi, bussole e bitte — elementi recuperati dalla precedente gestione ponzese — costruiscono un’estetica coerente, senza artifici.

Ad accogliere i “passeggeri”, un equipaggio ben definito: il comandante Vozzi, il timoniere Misseri e il marinaio Luca De Leo. Una crew che porta avanti un indirizzo attivo dal 1937, ancora oggi punto di riferimento anche per il dopo spettacolo del vicino Teatro Parioli.

La cucina non si racconta, si attraversa. Non è esercizio stilistico, ma sintesi, tecnica e memoria, rigore e istinto. Il menu si legge come un diario di bordo, dove i calamari incontrano l’hummus, il polpo è trattato con precisione, i fritti guardano al Giappone e i crudi si aprono a spezie e agrumi. Nei primi la fregola prende il posto del risotto, mentre le busiate si arricchiscono di pistacchio e mare.

Il ristorante dispone di 36 coperti interni e circa 20 posti nel dehors, con un piccolo salotto dedicato all’aperitivo. La carta dei vini segue una linea coerente con etichette provenienti esclusivamente da vitigni delle coste e delle isole italiane.

Tra maggio e giugno sono in programma quattro serate dedicate agli appassionati con percorsi di degustazione che mettono in dialogo i piatti dello chef e vini selezionati. Un calendario che si articola in quattro atti — dai “vini di vento” ai “vini vulcanici”, fino ai “bicchieri sapidi” e alle piccole vigne delle isole — costruendo un racconto liquido parallelo a quello del menu.

Perché scegliere Fauro 1937? Per un’identità che non rincorre modelli, per una cucina di mare aperta al mondo ma radicata, per una materia prima valorizzata con competenza e per un progetto concreto, leggibile, senza sovrastrutture.

Non è una cena ma è una rotta… e, una volta tracciata, viene naturale volerla ripercorrere o seguirla proprio come la vela fa con il vento.