La pizza napoletana parla al mondo: Italia e Giappone protagonisti del Champion 2026

A Napoli 355 pizzaioli provenienti da 30 Paesi per il campionato mondiale dell’Associazione Verace Pizza Napoletana. L’Italia conquista la Coppa delle Nazioni – Trofeo Lello Surace, mentre il Giappone firma la doppietta nelle categorie simbolo, Margherita e Marinara.

La Coppa delle Nazioni resta in Italia, ma Margherita e Marinara parlano giapponese. È uno dei risultati più significativi del Vera Pizza Napoletana Champion 2026, il campionato mondiale organizzato dall’Associazione Verace Pizza Napoletana che, dal 15 al 17 settembre, ha riunito a Napoli 355 pizzaioli provenienti da 30 Paesi.

Tre giorni di competizioni al Ristorante della Piscina della Mostra d’Oltremare, al termine di un percorso di selezioni internazionali, per confrontarsi sulle diverse espressioni della pizza napoletana proprio nella città in cui questa cultura gastronomica è nata.

Il risultato complessivo premia l’Italia, vincitrice della Coppa delle Nazioni – Trofeo Lello Surace e presente con continuità sui podi. Ma è la prestazione del Giappone a restituire con particolare evidenza la dimensione ormai internazionale della pizza napoletana: due ori conquistati proprio con Margherita e Marinara, le preparazioni che più immediatamente rimandano alla tradizione.

Il Giappone conquista le due categorie simbolo

Nella Margherita il primo posto è andato a Yokoyama Ginya, davanti al cileno Renato Colombo e al connazionale Hirotada Tsuda.

La Marinara ha consegnato al Giappone il secondo oro grazie a Nunome Daisaku, seguito da Vito Iacopelli, in gara per gli Stati Uniti, e dall’austriaco Fabrizio Capobianco.

Il Giappone chiude così il campionato con quattro pizzaioli premiati: due ori e due bronzi. Al terzo posto di Hirotada Tsuda nella Margherita si aggiunge infatti quello di Tomoyuki Kohno nella categoria Mastunicola.

Un risultato che conferma il rapporto ormai consolidato tra il Paese del Sol Levante e la scuola napoletana. La diffusione internazionale della pizza non riguarda più soltanto la fortuna di un prodotto italiano nel mondo, ma anche la trasmissione di tecniche, regole e saperi legati alla sua preparazione.

«L’alto livello dei concorrenti in gara e la passione dimostrata hanno messo in luce il valore della nostra Associazione nel definire parametri e metodi condivisi capaci di essere applicati in ogni contesto, da ogni pizzaiolo – ha spiegato Antonio Pace, presidente dell’Associazione Verace Pizza Napoletana –. Tre giorni straordinari in cui centinaia di pizzaioli provenienti da Paesi lontani hanno dimostrato di interpretare la tradizione napoletana con attenzione e competenza sulla base del disciplinare AVPN».

Una competizione, dunque, che mette a confronto professionisti di culture gastronomiche differenti attraverso un riferimento comune: le regole che definiscono l’identità della Vera Pizza Napoletana.

L’Italia conquista la Coppa delle Nazioni

Se il Giappone si impone nelle due categorie più rappresentative, il risultato complessivo consegna all’Italia la Coppa delle Nazioni – Trofeo Lello Surace.

Nella Mastunicola l’oro è di Luca Di Massa, seguito dal canadese Simon Melki e dal giapponese Tomoyuki Kohno.

Successo italiano anche nella Pizza Fritta, con Carmine Apetino sul gradino più alto del podio. Secondo il sudcoreano Taeksub Lee, terzo Salvatore Ambrosino, in gara per la Spagna.

Nella Pizza Gourmet arriva una doppietta italiana: primo Antonio Politelli, secondo Roberto Daffinito, mentre il bronzo va al tedesco Sinan Batur.

Tricolore anche nella categoria Amatori, vinta da Stefano Di Filippo davanti al polacco Patryk Chorazy e all’italiano Massimo Foli.

Il Calzone Napoletano premia invece il Portogallo, che conquista i primi due posti con Mahbub Alam e Sumair Khan; terzo l’italiano Fulvio Belfiore.

Ne emerge una geografia del podio molto ampia: accanto a Italia, Giappone e Portogallo compaiono Cile, Canada, Stati Uniti, Austria, Corea del Sud, Spagna, Germania e Polonia.

Il più giovane ha 21 anni, il viaggio più lungo supera i 12 mila chilometri

Il Vera Pizza Napoletana Champion non racconta soltanto classifiche. I riconoscimenti speciali restituiscono anche alcune delle storie che hanno attraversato la tre giorni napoletana.

A soli 21 anni, l’italiano Emanuele Rossi è stato premiato come pizzaiolo più giovane della competizione. Il cileno Gonzalo Garay è invece il concorrente arrivato da più lontano: 12.034 chilometri percorsi per raggiungere Napoli.

Alla canadese Claudia Pelletier è andato il riconoscimento riservato alla donna in gara che ha ottenuto il punteggio più alto. La brasiliana Carla Dall’Orto ha ricevuto il Premio Orto Creativo, mentre all’italiano Diego Santucci è stato assegnato il Premio 100% Campano.

Tre italiani condividono inoltre ex aequo il titolo di Miglior Fornaio: Samuele Traviglia, Roberto Daffinito e Salvatore Santucci.

Complessivamente sono stati 27 i pizzaioli premiati, tra podi delle diverse categorie e riconoscimenti speciali.

Da 30 Paesi a Napoli

La dimensione raggiunta dalla manifestazione emerge soprattutto dalla provenienza dei concorrenti. Alla Mostra d’Oltremare si sono incontrati pizzaioli provenienti da Europa, Asia, Nord e Sud America e da numerose altre realtà internazionali, accomunati dal confronto con il disciplinare dell’Associazione Verace Pizza Napoletana.

È probabilmente questo l’aspetto che meglio descrive l’evoluzione della pizza napoletana contemporanea: una preparazione profondamente legata alla propria città d’origine che, nello stesso tempo, è riuscita a costruire una comunità professionale internazionale.

Il Champion diventa così anche un luogo di confronto tra modi differenti di avvicinarsi alla stessa tradizione. La provenienza geografica cambia, mentre resta comune il riferimento a un patrimonio di tecniche e saperi che l’AVPN si propone di tutelare e diffondere.

Dall’arte al mestiere: il futuro della professione

La competizione è stata affiancata da momenti di approfondimento dedicati al futuro del settore. Tra questi il convegno “Let’s Pizza Again: l’arte che si fa mestiere. La Vera Pizza ambasciatrice della Dieta Mediterranea”, articolato intorno a due temi.

Il primo ha riguardato il riconoscimento giuridico della figura professionale del pizzaiolo, affrontato come strumento di maggiore tutela per chi esercita il mestiere, ma anche come garanzia nei confronti del consumatore e come mezzo per salvaguardare il patrimonio di saperi legato all’arte bianca.

Il tema assume particolare rilevanza proprio alla luce della diffusione internazionale della professione: definire competenze e percorsi significa intervenire non soltanto sul presente del settore, ma anche sulla trasmissione futura di un mestiere nel quale conoscenza e manualità rimangono strettamente connesse.

Il secondo momento ha posto invece l’attenzione sulla pizza napoletana come ambasciatrice della Dieta Mediterranea. Il confronto ha superato l’aspetto esclusivamente nutrizionale per comprendere la provenienza delle materie prime, la territorialità delle produzioni e il valore delle filiere corte.

La pizza viene così ricondotta al sistema alimentare e culturale nel quale è nata: non soltanto un prodotto di enorme diffusione internazionale, ma un alimento capace di raccontare ingredienti, territorio e modelli produttivi.

Da Napoli a Parigi

Lo sguardo dell’Associazione è già rivolto ai prossimi appuntamenti internazionali.

«Tanti i momenti importanti che hanno caratterizzato questa tre giorni – ha sottolineato Stefano Auricchio, direttore dell’Associazione Verace Pizza Napoletana – tra cui vorrei ricordare la consegna del Premio Speciale Selection France che in qualche modo sancisce l’importante partnership con Parizza 2027 che si terrà a Parigi a marzo del prossimo anno».

Un altro passaggio di quel percorso internazionale che il Champion ha mostrato in maniera evidente: la pizza napoletana continua a viaggiare, mentre Napoli rimane il luogo nel quale confrontarsi con le sue origini.

Il Vera Pizza Napoletana Champion 2026 si chiude così con due risultati complementari: l’Italia conquista la Coppa delle Nazioni, mentre il Giappone porta a casa gli ori di Margherita e Marinara.

La tradizione resta profondamente legata al luogo in cui è nata, ma la capacità di trasmetterla ne ha progressivamente ampliato i confini. Napoli resta la grammatica della pizza napoletana; il mondo, sempre più, dimostra di aver imparato a parlarla.