Arneis nel cuore
Piemonte, regione circondata dalle Alpi, il nome deriverebbe dal latino medievale dal significato “ai piedi del monte” in riferimento ai possedimenti dei Savoia. Terra natia di personaggi come il chimico e scrittore Primo Levi, il poeta e romanziere Cesare Pavese, l’étoile Roberto Bolle, il premio Nobel per la medicina Rita Levi Montalcini, nota per le industrie, meta di emigrati ma anche di sapori come il tartufo bianco d’Alba, la produzione di nocciole, il cioccolato e poi il nettare di Bacco. Barolo e Barbaresco sono alcuni dei faraoni fluidi e intensi. Esiste però, anche un’altra denominazione che accontenta sia gli amanti dei grappoli rossi che quelli dei bianchi: il Roero DOCG, riservata ai sorsi ottenuti per la quasi totalità dalla lavorazione delle uve di Nebbiolo, mentre per il Roero DOCG Arneis quasi esclusivamente dagli acini a bacca bianca del vitigno omonimo. Roero era il nome di una famiglia nobile astigiana che nel XIII secolo iniziò a espandere le sue proprietà lungo l’area di sinistra del fiume Tanaro, mentre “arneis” un termine locale dal significato di birichino.
In occasione dell’evento “Nebbiolo nel cuore” giunto alla sua dodicesima edizione, svolta nella prestigiosa e centrale cornice del Westin Excelsior di Via Veneto, con patron Marco Cum, è stato possibile sorseggiare anche i nettari bianchi.
Una sfilata di sorsi dalle sfumature paglierine fino a giungere a nuance più luminose. Leitmotiv? Mineralità, sapidità e predisposizione all’invecchiamento. Tra gli assaggi emergono la Cascina Lanzarotti per l’estrema bevibilità; Ponchione Maurizio per l’equilibrio; Giacomo Berbero per la persistenza; Angelo Negro per la piacevolezza; Monpissan per la verticalità; Cornarea per la finezza. Sposi di carni bianche, formaggi freschi e fritti.
Un inno alla potenza dell’Italia che rimane uno degli Stati più visitati al mondo, nel quale ci si perde per la bellezza dei paesaggi, la piacevolezza del cibo, la varietà dei vitigni e l’ospitalità delle persone.
