Andrea Camilleri, l’arte di raccontare il mondo: la mostra a Palazzo Firenze
Tra gli autori italiani della fine del ‘900 più noti Emerge Andrea Camilleri, nato nel 1925 a Porto Empedocle (Agrigento) cittadina nota per i natali di Luigi Pirandello. Akragas, Agrigentum, Girgenti questi alcuni nomi dei quali il primo attribuito dai Greci nel 581 a.C. Calogero, altro suo nome, diventa popolare grazie al personaggio del Commissario Montalbano, interpretato da un magistrale Luca Zingaretti che era stato precedentemente suo allievo. Uomo eclettico, colorito nelle espressioni locali sui suoi scritti avvincenti, letti, tradotti in disparate lingue. Dal 23 ottobre fino al 9 novembre è possibile visitare la mostra “Scene, voci, accenti, scritture: il teatro infinito di Andrea Camilleri” nella Sala Walter Mauro di Palazzo Firenze a Roma.
La mostra si propone di penetrare nel cuore dell’universo camilleriano, restituendo la complessità di uno scrittore che non può essere confinato al ruolo di “creatore” del Commissario Montalbano. Attraverso un itinerario scandito in sei sezioni, il visitatore è invitato a un viaggio tra carte e immagini, lettere e copioni, edizioni rare e frammenti audiovisivi: testimonianze vive di un’esistenza interamente consacrata alla parola, al racconto, al teatro del mondo.
Come Pirandello prima di lui, Andrea Camilleri ha guardato la realtà come a un immenso palcoscenico, dove ogni voce, ogni inflessione, ogni gesto diventa segno e narrazione. Attento ascoltatore del linguaggio umano nelle sue infinite variazioni – dialetti, accenti, posture, toni – egli ha raccolto le vibrazioni della vita con un’attenzione “onnivora”, trasformandole in materia di arte e pensiero. Nella sua scrittura, le voci del mondo si fanno coro, e il teatro si confonde con la vita stessa.
Il suo orizzonte creativo, vasto e indisciplinato, travalica i confini della letteratura per intrecciarsi con il teatro, la radio, la televisione e le arti visive. Intorno a lui, negli anni, si è composta una rete fittissima di incontri, amicizie, scambi: un dialogo continuo con i protagonisti della cultura italiana del Novecento, segno di un impegno coerente e profondo, sostenuto dalla stessa tensione civile e poetica che anima ogni sua opera.
Il percorso espositivo si chiude con gli anni della piena maturità e del riconoscimento universale, evocando Conversazione su Tiresia, il monologo pronunciato nel 2018 al Teatro Greco di Siracusa, un anno prima della sua scomparsa. In quella voce, divenuta quasi respiro del mito, si compie la metamorfosi definitiva dell’autore: la parola si fa memoria, visione, destino. Così Camilleri ci consegna, come ultimo gesto d’arte, la misura di una vitalità creativa rimasta luminosa fino alla fine.
LE SEZIONI DELLA MOSTRA
1. LA FAMIGLIA, LA SCUOLA, LETTURE E SCOPERTE
La prima sezione ci porta nell’intimità del giovane Camilleri mostrando foto di famiglia, suoi quaderni scolastici e le prime poesie autografe (1939–1941) accanto alle edizioni di Montale e Saba che ne hanno influenzato la scrittura. Due curiosi documenti ottocenteschi, ritrovati da lui tra le carte di casa, diventeranno spunto, molti anni dopo, per due celebri romanzi: La bolla di componenda e La concessione del telefono.
2. POETA O REGISTA?
La seconda sezione parla di Camilleri poeta e intellettuale nel secondo Dopoguerra, attraverso lettere di Alba de Céspedes ed Elio Vittorini, taccuini del 1943 e 1945, e con la poesia Morte di Garcia Lorca, premiata nel 1950, periodo in cui l’ingresso del giovane Andrea all’Accademia d’arte drammatica di Roma ne apre la lunga carriera teatrale.
3. SULLA SCENA TEATRALE: TRA BECKETT E PIRANDELLO
Due bacheche raccontano il Camilleri regista: dal sodalizio con Orazio Costa alle regie di Beckett, Pirandello e Ionesco, documenti, recensioni e copioni testimoniano la sua passione per il teatro dell’assurdo e ripercorrono la sua attività televisiva, dove spicca la produzione di una serie dedicata a Eduardo De Filippo.
4. ERA LA RAI: RADIO E TELEVISIONE
Camilleri autore per la RAI è narrato da lettere, copioni e sceneggiature radiofoniche e televisive come quelle del Versificatore (in mostra una lettera di Primo Levi), di Western di cose nostre (di Sciascia) e delle due serie Il tenente Sheridan e Maigret.
5. UN INESAURIBILE NARRARE
Due bacheche esplorano la nascita del Camilleri narratore: dal dattiloscritto Mani avanti (1967–68) a Il corso delle cose (1978), fino all’invenzione poliziesca di Montalbano. Il focus è posto sul personalissimo stile linguistico e narrativo, con lettere editoriali, traduzioni e un glossario siciliano redatto dallo stesso autore.
6. FORME DELLA VISIONE
La dimensione visiva è centrale nell’ultima sezione: i volumetti di Camilleri su Caravaggio, Guttuso e Renoir rivelano il suo interesse per l’arte. La mostra si chiude con la rievocazione del monologo Conversazione su Tiresia, che lui stesso recitò nel Teatro greco di Siracusa nel 2018.
Materiali audiovisivi selezionati e provenienti da Rai Teche, Palomar e Fondo Camilleri completano il percorso: ci sono interviste, reportage e apparizioni televisive, tra cui il tenero servizio del Tg2 del 1996, il programma “Scrittori da marciapiedi”, il dialogo con Patrizio Roversi in “Per un pugno di libri” e il backstage realizzato in occasione della produzione dello spettacolo Conversazione su Tiresia.
