I seducenti veleni di Federico Galletta


Veleno, parola affascinante la cui radice probabilmente deriva dal latino Venus, dea della bellezza, per cui collegata ai filtri d’amore oggi, con accezione negativa, resta ancora un termine che attrae. Nella piazza del Teatro di Pompeo, 18 della Capitale esiste un cocktail bar con questo nome. Bar manager è Luca Fanari. In sua compagnia un talentuoso Federico Galletta classe ’99. Si definisce timido, un po’ folle e umile. Di bell’aspetto, quando si parla di drink è un fiume in piena perché arde di passione. Nato da genitori siciliani che avrebbero agognato per lui il cosiddetto “posto fisso”. L’amore che prova per la mixology è tale che studia, lavora per mantenersi ed entra nel mondo dei locali raggiungendo soddisfazione e risultati. I suoi drink? Decisi e alternativi, tutti da raccontare e soprattutto da assaggiare.
Così Federico si muove come un ginnasta che destreggia gli strumenti con sicurezza per realizzare sorsi intensi e profumati, legati, ovviamente, dal veleno. Agrippina passa alla storia non solo per aver generato un erede pazzo e crudele, Nerone, ma soprattutto per aver ucciso il marito Claudio, così da lasciare al figliastro l’impero, con una zuppa di funghi. Protagonisti dell’assaggio? Pizza e fichi, inusuale. Cleopatra “fatale monstrum” che avrebbe voluto unire oriente e occidente grazie alle conquiste di Giulio Cesare e Marco Antonio si uccide, secondo la leggenda, con un aspide. Latte di cocco, matcha e vanilla sono i tentatori di un assaggio scenografico. Medea, nipote della maga Circe, invia a Creusa, sua rivale in amore, un diadema e un abito avvelenato, per poi ammazzare i suoi stessi figli, accecata dalla vendetta nei confronti del marito fedifrago che non è degno di aver generato i suoi figli. Bulleit Bourbon, Mancino Sakura e Sichuan pepper lo rendono intrigante; Socrate, il cui epilogo è raccontato da Platone, accetta la morte con rassegnazione, dimostrando di non esserne turbato e di subirla ingiustamente, scegliendo la dimensione spirituale perché l’anima è immortale, costretto a bere la cicuta dalla morte lenta. Nel sorso emergono cucumber shrub, lime, agave syrup e greek yogurt.
“Avvelenami pure. Ma, dopo, dammi l’antidoto: basta un bacio”. (Fabrizio Caramagna) In questo caso… Un cocktail… Anzi due.

