Oltre i confini del Gaglioppo: l’audacia di Giuseppe Ippolito e di Du Cropio winery
In genere, nei miei articoli, non parlo in prima persona. Mai. Lo trovo poco professionale, sebbene renda il racconto più confidenziale e il lettore ne resti forse più catturato, perché si sente in maggiore sintonia con chi scrive. In questo caso, però, lo faccio perché lo sento.
Oltre dieci anni fa, durante un Vinitaly, mi recai al padiglione della Calabria, mi sembrava giusto andare a sorseggiare i nettari della regione in cui sono nata. Rimasi colpita da una bella ragazza, dalla scollatura generosa e dagli occhi luminosi e chiari. Le posi alcune domande sui vini che mi avevano sedotta al primo assaggio e lei decise di chiamare il produttore di cui, in quel momento, era fidanzata: Giuseppe Ippolito, cantina Du Cropio (Cirò), noto come Zeppetto.
Fisico palestrato, capelli ricciolini e scuri, un atteggiamento inizialmente diffidente ma una competenza straordinaria, soprattutto, memorabile. Trasmette una profondissima conoscenza del territorio calabrese e, principalmente, osa. È fuori dagli schemi. Presenta i suoi nettari abbinandoli a cibi del territorio, seppur non di sua produzione, come confetture, formaggi, cioccolato, olio, gelato, sardella. Mister Zeppetto non conosce confini, li oltrepassa come fossero traguardi da raggiungere e li vince al pari di Pietro Mennea. Da quel momento in poi non ci siamo più lasciati.
Alcuni anni dopo, sempre nella medesima kermesse, ho il piacere di moderare un incontro con giornalisti americani che sostengono di aver conosciuto la Calabria proprio grazie alla Du Cropio Winery. Parlano di vitigni come Gaglioppo, Greco nero e Malvasia nera con padronanza di linguaggio e con i descrittori corretti. Che soddisfazione! Peccato che proprio in quel momento Giuseppe non fosse presente, impegnato con i numerosi avventori attratti dai suoi preziosi nettari e dai superbi abbinamenti.
Oggi è spesso in giro per il mondo, ma torna sempre nella sua amata — e forse un po’ ingrata — Cirò. Una località dal passato significativo, dalla storia intensa, con spiagge a tratti incontaminate ma non sempre pulite, soprattutto in estate, quando motoscafi pericolosi sfiorano la riva. Giuseppe conosce ogni singolo angolo di questo luogo, dove si respira brezza marina.
Tre le sue etichette: Serra Sanguigna IGT (70% Gaglioppo, 15% Malvasia Nera, 15% Greco Nero); Dom Giuvà Cirò Rosso Classico Superiore (80% Gaglioppo, 20% Greco Nero); Damis Riserva Cirò Rosso Classico Superiore (Gaglioppo 100%).
Il suo segreto? L’attesa. Le bottiglie subiscono un lungo affinamento in vetro, così la scorbuticità del Gaglioppo si ammorbidisce e diventa eloquenza, perché i sorsi di Giuseppe parlano.
Serra Sanguigna è socievole, piacione, morbido, carezzevole;
Dom Giuvà è mascolino, muscoloso, secco, speziato, longevo;
Damis è una donna di altri tempi, proprio come la mamma di Giuseppe.
Da qualche tempo si aggiunge alla sua sfilata di “modelle” il Gaglioppo chinato — avete letto bene: Gaglioppo! — un rosso granato dai sentori di chiodi di garofano, polvere di caffè, cacao e ciliegia sotto spirito, che avvolge il palato con un epilogo piacevolmente malizioso. Che intuito!
Recarsi da Giuseppe non è un gesto turistico né un esercizio di stile. È un confronto con una terra che non si concede subito e con vini che chiedono tempo, attenzione, rispetto. Il Gaglioppo di Du Cropio non addomestica il carattere, lo accompagna, lo affina, lo rende consapevole… forse è proprio per questo che, una volta incontrato, resta.

