Catabbo: l’anima della Tintilia
Il Molise è la regione più piccola d’Italia dopo la Valle d’Aosta. Ancora incerta l’etimologia del nome, sebbene si pensi che deriverebbe dalla parola “meles” di cui parla Tito Livio durante la narrazione della II guerra punica, con la quale indicava alcuni luoghi. La radice del termine echeggia sia la melodia che la mola, strumento utilizzato per macinare il grano; infatti, i “molenses” erano gli abitanti dei mulini. Per altri ancora, invece, deriverebbe dal cognome di una famiglia normanna proveniente dalla Francia: De Moulins. In ogni caso è una terra ancora incontaminata, con poca densità di popolazione che non conosce il traffico delle auto in cui è possibile trascorrere estati con temperature sostenibili tra spiagge e montagne.
L’uva regina è la Tintilia, vitigno a bacca rossa per molti giunta dalla Spagna poiché fonti ne testimoniano l’esistenza nel ‘700 con l’arrivo dei Borboni. Alla fine dell’800 presente, specialmente, nelle zone interne. Il grappolo è spargolo, dalla forma cilindrica spesso alata, buccia pruinosa e consistente dal colore scuro bluastro. Negli ultimi anni i produttori della zona sembrano aver percepito le potenzialità di un’uva che appariva dimenticata. Tra questi Vincenzo Catabbo dell’omonima cantina di San Martino in Pensilis (Campobasso) recentemente scomparso, visionario, grande lavoratore che lascia un’importante eredità ai figli Sara un vulcano di idee, Carla un fiume in apparenza quieto e Pasquale generoso, sensibile, capace di portare avanti con intelligenza, perspicacia e sagacia il progetto paterno. Ognuno di loro ha ereditato un aspetto paterno differente. Tutti intuiscono l’importanza del prezioso testimone ricevuto. Disparata la gamma dei vini da poter accontentare, davvero, ogni esigenza. File rouge? Territorialità, personalità ed estrema pulizia olfattiva e gustativa. I sorsi risultano grintosi proprio come i produttori.
Entrambi gli Ancestrali (bianco, Falanghina) dalla gustosa sapidità, (rosato, Tintilia) dalle note di melagrana sono una buona alternativa non solo per la bellezza dell’etichetta e della bottiglia che li contiene ma per l’originalità del gusto. Sentori diversamente decisi da abbinare anche alla pizza, da utilizzare come aperitivo o anche come tutto pasto. Lontani dalla banalità.
Per i palati vezzosi Noviss Rosè (Tintilia) dal colore pesca matura di cui profuma assieme a litchi e piccoli frutti rossi. Il sapore è pieno, carezzevole, finale piacevolmente fresco. Sarebbe stato apprezzato da “La donna in rosa” del pittore Giovanni Boldini.
Estremamente equilibrato il Petriera Bianco 2024 (Trebbiano, Sauvignon blanc) minerale, sapido, sbuffi di susina. Da gustare in motoscafo alla scoperta di luoghi incontaminati di questa regione.
Per gli amanti dei sapori decisi Falanghina del Molise Colle Limone 2024 dal paglierino luminoso offre soddisfazioni gustative e olfattive. Rosmarino, menta, lime. Immersione nel Campo di girasoli di Vincent Van Gogh.
Preziosa la Falanghina in anfora 2022, un carillon di armonie. Mela cotogna, fieno, pesca matura disegnano un oro antico chiarissimo. Estremamente chic come “Woman in gold” di Klimt.
Altrettanto pregiata la Tintilia in anfora 2021 dall’unghia granato. Ariosa sprigiona sentori di carruba, pepe rosa, rosa canina. In bocca avvolgente e dalla buona persistenza. Tannini vellutati. Tridimensionale.
La Tintilia Colle Cervino 2019 è eloquente. Parla, sa ascoltare e si lascia assaporare. L’orlo vivace tinge il bicchiere in modo birichino, ciliegia, coriandolo, note balsamiche, chiodi di garofano, scorza d’arancia caramellata concedono la visione completa del Molise racchiuso in un sorso.
Generosa dalla tinta più scura è la Tintilia S 2019 S come seducente e sinuoso. Omaggio a Sara, probabilmente. Bottiglia panciuta, riconoscibile dal bouquet. Sorso goloso. Ciliegia sotto spirito, cioccolato, note balsamiche, gelsomino. In bocca i tannini sono morbidissimi, copioso di sapore. Vincè Tintilia Riserva 2018 è un gran signore. Austero, eucalipto, prugna, violetta, “Silhouette di un uomo sconosciuto con cilindro e frac” di William Henry Brown. Un assaggio solo per pochi.
Il tuffo nel Paese delle meraviglie è Tinduce, vino passito (Tintilia). Nettare e ambrosia degli dei, in cui si è indotti in tentazione già dal colore leggermente purpureo, la maggiore consistenza. Vaniglia, prugna secca, noci sono solo alcuni sentori di un liquido masticabile nel quale ci si affonderebbero le dita per poi essere leccate maliziosamente.
La cantina Catabbo ha saputo estrarre dalla Tintilia innumerevoli sfumature, rendendola unica e sorprendentemente versatile. Un vitigno che racconta una terra, una famiglia, una visione e che, oggi più che mai, ha finalmente trovato la sua voce.
