Alfredo alla Scrofa: Il piatto, il secolo, la patria
Dall’amore di Alfredo all’orgoglio di una nazione
Italia terra di poeti, artisti, amatori e soprattutto inventori ispirati dal clima, dalla cultura, dall’arte e dalla buona cucina. Erano i primi anni del ‘900 quando Alfredo Di Lelio per porre rimedio all’inappetenza della moglie Ines, in stato interessante, crea un piatto a base di fettuccine burro e parmigiano con una mantecatura che solo un uomo innamorato può realizzare. Una ricetta lunga oltre un secolo che, ancora oggi, alletta i palati di tutto il mondo. La bontà del piatto diventa celebre quando gli attori hollywoodiani Mary Pickford e Douglas Fairbanks, a Roma in viaggio di nozze, si recano nel suo locale e restando talmente estasiati che non solo omaggiano Alfredo di una coppia di posate d’oro ma diffondono la notizia tra i colleghi del loro calibro che, appena giungono nella Città Eterna, non possono non recarsi in via della Scrofa 104 per addentare l’ormai leggendario piatto. Nel 1939 Alfredo cede l’attività a Giuseppe Mozzetti che a soli 14 anni aveva iniziato a lavorare presso di lui come cameriere diventando, col tempo, mantecatore. Così l’arte passa al figlio Massimo per poi giungere, oggi, a Mario, padre di Tommaso e Matteo dei quali è particolarmente orgoglioso. Un testimone importante che segna generazioni di uomini capaci e intelligenti. Piatto delizioso, storico, affettivo e sostenibile. Farina, uova e tanta esperienza generano fettuccine soavi, ben stese, leggere, quasi trasparenti avvolte da burro artigianale di montagna, prodotto dal latte di mucche allevate al pascolo. Baciate dal grattato Parmigiano Reggiano stagionato 24 mesi. Il risultato? Una forchettata succulente, cremosa, saporita e ben bilanciata che desidera essere rimangiata. Un passe-partout per il vino. Sposa le bollicine, il sorso rosato, il bianco e il rosso giovane, poco strutturato. Insomma, con un solo piatto si sorseggiano disparati nettari. Proprio in questi giorni Alfredo alla Scrofa dà luce a ciò che era già luce: cantine fresche e suggestive. Luogo magico che unisce storia, fama, goliardia su un tappeto dionisiaco. Il tutto seguito dall’architetto Stefano Rosini. All’interno è stata rinvenuta una suggestiva colonna romana. Numerose le bottiglie in esposizione. A sceglierle gli esperti Marco Zambardi (Head Sommelier e F&B Expertise) e Alessandro Novelli (Head Sommelier). In sala è impossibile non essere travolti dalla favella sciolta del Restaurant Manager Carlo Paragona depositario del libro magico sul quale appaiono dediche e sensazioni di tutti i fortunati avventori; dalla professionalità e la discrezione di Francesco Zanetti e dall’intuito, il senso dell’ospitalità e del sorriso di Stefano D’Angeli, nato per svolgere questo mestiere. Il direttore d’orchestra è Mario Mozzetti ex giornalista, da giovane intraprende gli studi ISEF e ancora oggi, grazie anche all’aiuto della moglie Francesca Volpini, è come lei, in splendida forma. La sua dieta? 80 grammi di fettuccine, 20 di burro e 60 di Parmigiano Reggiano dopo gli allenamenti. Alfredo alla Scrofa non nutre solo il corpo ma anche la mente. Numerosi i volti noti che, almeno una volta nella vita hanno sostato lì. Luigi Pirandello, Marylin Monroe, Anna Magnani che dichiara: “Se nel Paradiso si potesse mangiare qualcosa non potrebbero non essere le Fettuccine di Alfredo”. I loro visi occupano le pareti di un intero ristorante. Una curiosità, mentre il Manifesto della cucina futurista scrive: “«A differenza del pane e del riso la pasta asciutta è un alimento che si ingozza non si mastica. Questo alimento amidaceo viene in gran parte digerito in bocca dalla saliva e il lavoro di trasformazione è disimpegnato dal pancreas e dal fegato. Ciò porta ad uno squilibrio con disturbi di questi organi. Ne derivano: fiacchezza pessimismo inattività nostalgica e neutralismo”. Il potere della pasta è tale che viene utilizzata dagli interventisti per spingere le masse a partecipare alla guerra. Al contrario sul “libro magico” è presente un contromanifesto che cita: “Noi osanniamo le fettuccine all’Alfredo orgoglio della patria”. Ed è davvero un orgoglio imitato in tutto il mondo con l’aggiunta di altri ingredienti. Per festeggiare la destituzione del governo di Benito Mussolini i fratelli Cervi, da una piccola provincia dell’Emilia-Romagna, realizzano, con i medesimi ingredienti, ma con una pasta differente, la pastasciutta antifascista, simbolo di libertà condivisa.
Alfredo non poteva non sorgere in via della Scrofa (etimologia di origine indeuropea) legata certamente a un’immagine della femmina del suino lì rinvenuta. C’è da aggiungere che anticamente il culto della dea Venere fosse legato a questo quadrupede che scorrazzava tra le vie della Capitale. Venus dea dell’amore, madre di Eros per le quali frecce scoccate si innamoravano gli esseri umani come Federico Fellini s’innamora della pasta affermando: “La vita è la combinazione di pasta e magia”. Intreccio tra quotidiano e onirico, tra piacere tangibile del cibo e incanto dell’immaginazione… E Alfredo lo sa!

The Dish, the Century, the Homeland
Italy, land of poets, artists, lovers, and above all, inventors—inspired by the climate, culture, art, and good food.
It was the early 1900s when Alfredo Di Lelio, hoping to remedy the loss of appetite suffered by his pregnant wife Ines, created a dish of fettuccine with butter and Parmigiano Reggiano, creamed together in a way that only a man in love could accomplish.
A recipe that has lasted over a century and still today tempts palates around the world.
The dish’s fame took off when Hollywood actors Mary Pickford and Douglas Fairbanks, on their honeymoon in Rome, visited Alfredo’s restaurant and were so enchanted that they gifted him a pair of golden utensils and spread the word among their peers.
Soon, anyone arriving in the Eternal City could not resist heading to Via della Scrofa 104 to savor the now-legendary plate of pasta.
In 1939, Alfredo handed over the business to Giuseppe Mozzetti, who had started working for him as a waiter at just fourteen years old and had since become the master of creaming the pasta.
The craft passed to his son Massimo, and today lives on through Mario, father of Tommaso and Matteo, of whom he is particularly proud.
A meaningful legacy carried by generations of capable, intelligent men.
A delicious, historic, emotional, and sustainable dish.
Flour, eggs, and experience yield tender, finely rolled, almost translucent fettuccine—enveloped in artisanal mountain butter, made from the milk of pasture-raised cows.
Kissed by freshly grated Parmigiano Reggiano aged 24 months.
The result? A forkful that is luscious, creamy, flavorful, and perfectly balanced—one you immediately crave again.
A passe-partout for wine.
It pairs with sparkling wines, rosé sips, whites, and young, light reds.
A single dish that welcomes a multitude of nectars.
In these very days, Alfredo alla Scrofa is bringing new light to what already shone: cool and evocative wine cellars.
A magical place uniting history, fame, and playfulness over a Dionysian carpet.
All overseen by architect Stefano Rosini. Inside, a captivating Roman column has been unearthed.
Numerous bottles are on display—selected by experts Marco Zambardi (Head Sommelier and F&B Expertise) and Alessandro Novelli (Head Sommelier).
In the dining room, one cannot help but be charmed by the eloquence of Restaurant Manager Carlo Paragona, guardian of the “magic book”, filled with dedications and impressions from lucky guests; by the professionalism and discretion of Francesco Zanetti; and by the intuition, hospitality, and ever-ready smile of Stefano D’Angeli, born for this profession.
The conductor is Mario Mozzetti, former journalist, who as a young man pursued ISEF studies and, still today—thanks also to his wife Francesca Volpini—is, like her, in splendid shape.
His diet? 80 grams of fettuccine, 20 of butter, and 60 of Parmigiano Reggiano—after training sessions.
Alfredo alla Scrofa nourishes not only the body but the mind.
Many famous faces have passed through, at least once in their lives.
Luigi Pirandello, Marilyn Monroe, Anna Magnani, who declared:
“If one could eat something in Paradise, it could only be Alfredo’s fettuccine.”
Their portraits line the restaurant’s walls.
A curiosity: while the Futurist Cuisine Manifesto wrote:
“Unlike bread or rice, pasta is a food that is gulped rather than chewed. This starchy food is mostly digested in the mouth by saliva, with the work of transformation bypassing the pancreas and liver. This leads to an imbalance and disturbances in those organs. The result: fatigue, pessimism, nostalgic inactivity, and neutralism.”
The power of pasta was such that interventionists used it to rally the masses toward war.
In contrast, a counter-manifesto appears in the magic book:
“We praise Alfredo’s fettuccine, pride of the nation.”
And it truly is a national pride, imitated worldwide—with added ingredients in every corner.
To celebrate the downfall of Benito Mussolini’s government, the Cervi brothers, from a small town in Emilia-Romagna, created the “anti-fascist pasta”: the same ingredients, a different shape, a symbol of shared freedom.
Alfredo could only have been born in Via della Scrofa.
The name—of Indo-European origin—likely refers to an image of a sow (female pig) once found in the area.
It’s worth noting that, in ancient times, the goddess Venus was associated with this animal, which once roamed the streets of the capital.
Venus, goddess of love, mother of Eros, whose arrows made mortals fall in love—just like Federico Fellini, who fell for pasta and once said:
“Life is a combination of pasta and magic.”
An intertwining of the everyday and the dreamlike—of tangible pleasure and enchanting imagination.
And Alfredo knows it.

