IV edizione di Roma Wine Expo… Sa di fumé

Negli ultimi anni il Lazio appare voler riappropriarsi di un posto nel mondo del vino che già occupava anticamente. I generali romani, quando conquistavano un territorio, portavano in mano un tralcio d’uva per dimostrare che in quel luogo non solo sarebbero rimasti ma che lo avrebbero civilizzato perché l’uva era un simbolo di civiltà. Così nella Capitale si svolge la IV edizione di Roma Wine Expo con l’obiettivo di promuovere la qualità del nettare di Bacco che nell’ultimo periodo sta subendo una leggera crisi a causa di nuove leggi, rapporti con gli altri Stati e sviluppo del settore della deolcolizzazione del vino. Tra i protagonisti proprio i preziosi liquidi laziali in una masterclass che parla e promuove una ragione che soffre e gode del successo della Città Eterna. Tra i relatori Saula Giusto e Giuseppe Garozzo Zannini Quirini, divulgatori di cultura che riguarda i nettari del versante sud del grande vulcano laziale, sì perché ci si trova dinnanzi un suolo vulcano non sempre degnamente pubblicizzato e capito. Nell’occasione è stato possibile abbinare anche prodotti della rete d’impresa dei Castelli Romani V.I.P. (Vino, Innovazione e Pane) perché la regione con il simbolo dell’aquila, decantata anche da Dante nel VI canto del Paradiso, produce anche ottimi oli, formaggi, salumi. Trai produttori presenti l’americana Nina Farrell, consorte di Alessandro Carafa Jacobini dell’omonima cantina e il giovane e volenteroso Paolo Jacoangeli con il doppio ruolo di produttore di vino dell’azienda familiare e di vicepresidente proprio della rete d’impresa VIP.
Incipit frizzante con lo spumante Extra Brut Rosè (Pinot noir) delle Cantine Silvestri dalle nuance romantiche e l’estrema abbinabilità al cibo. Colpisce il bianco biologico Jacobini (Trebbiano) 2022 dell’ Azienda Agricola Bio Carafa per l’estrema eleganza e l’epilogo ammandorlato. Piacciono le nuance verdoline del Vermentino 2023 di Monte Due Torri, bella scoperta. Spiccata la personalità del Pecorino 2024 dei Fratelli Ceracchi. Copioso sia al naso che in bocca. Il tutto abbinato alle Nuvole croccanti di riso nero con mousse di topinambour del lago di Nemi al timo arancio e mandarino con petali di calendula e agli inusuali Bocconcini di cicoria in pastella e sesamo.
Si prosegue con la Malvasia Puntinata 2024 della Cantina Costantini. Naso estroverso che oscilla dal biancospino alla ginestra per concludere in bocca in modo potente e mascolino.
Doc Velletri Bianco Superiore Cellogrifone (Malvasia Puntinata, Trebbiano giallo, Trebbiano verde) 2022 de Le Quattro Vasche esprime equilibrato e armonia dalla buona corrispondenza tra naso e bocca. Per niente scontato il Rosato (Merlot 85%, Syrah ) 2024 del Casale Cinque Scudi. Piacevolissimo da bere. La bottiglia durerebbe poco. Conquista già alla vista per il colore quasi corallino. Conferma la sua personalità il Rosato Diana (Petit Verdot) 2023 della Tenuta Iacoangeli. Un sorso che va aspettato e compreso, all’inizio lievemente rustico per poi conquistare, proprio come la dea della caccia dalla quale prende il nome. Nettari sposi delle Palline di formaggio di pecora a km0 e pepe rosa, poi Plumcake salato pere e noci.
Si continua con il Cesanese Arcana 2023 (Cesanese di Affile) che profuma di rosa canina della CantinAmena, realtà ormai garanzia del territorio che fa parlare le bottiglie.
Il Meridies IGP Lazio Cabernet Sauvignon 2019 e il Rosso Emblema 2019 dell’Azienda agricola Giulio Pesoli convincono. Sorsi concreti. Il Merlot Ars Magna 2019 – Ômina Romana romane apoteosi di una regione che sa produrre anche sorsi costosi e opulenti noti anche al di là delle Alpi. Calici abbinati alle Polpette di feijoada brasiliana e alla nostrana Focaccia pancetta rosmarino ed olive verdi.
Dulcis in fundo? Il Passito di Malvasia 2022 di Marco Serra, topazio degli sbuffi di albicocca disidratata, uva sultanina, zest di arancia caramellata dal finale ammandorlato. Un peccato sorseggiarlo solo con i dessert. Accompagnato da una Meringa croccante ai fiori di violetta con mousse cioccolato bianco e pera e gelatina di Violette di Nemi e con le Focaccine con farina di frumento semi di girasole, mais, lino, soia e farina integrale di segale con gocce di cioccolato.
Un tuffo nel girone dei golosi passando per un attimo anche quello dei lussuriosi… Vista la libidine.