Il Cenacolo Vinciano da una prospettiva alcolica: Famiglia Cotarella

È Ludovico il Moro, reggente del Ducato di Milano, che nel 1494 commissiona a Leonardo nel refettorio del convento adiacente al santuario di Santa Maria delle Grazie a Milano il Cenacolo più noto come l’Ultima cena nel quale Gesù Cristo rivela agli apostoli che uno di loro lo avrebbe tradito. Proprio in questi giorni nel capoluogo lombardo si svolge la diciannovesima edizione di Identità Golose il cui argomento è: “Non esiste innovazione senza disobbedienza: la rivoluzione è oggi”. Tra gli sponsor principali la Famiglia Cotarella. Chi meglio delle sorelle Cotarella potrebbe incarnare questo concetto? Femmine, figlie d’arte, si sono imposte nel settore vitivinicolo, nella comunicazione, hanno realizzato la scuola di formazione Intrecci, unica nel suo genere e soprattutto hanno modificato il nome di un’azienda dopo 40 anni. In realtà Dominga, Marta ed Enrica sono molto di più… Donne in ascesa dotate di sesto senso, che sprigionano energia positiva, fiutano gli affari aprendo nuove porte, fendendo inconsueti terreni e tracciando i solchi. Una sorta di giardiniere in grado trasformare suoli in giardini ridenti, variopinti. Grazie alla loro ospitalità è stato possibile visitare il Cenacolo Vinciano con un’ottica differente, inusuale.
Tra i banchetti più noti della letteratura emergono il Simposio di Platone e il Convivio dantesco. Il primo si svolge nella casa del drammaturgo Agatone in cui si tratta il tema dell’Eros; nel secondo, incompiuto, scritto in volgare, l’autore decide di allestire un “pranzo” offrendo ai commensali gli argomenti del sapere. Leonardo raffigura la tavolata più nota della religione cristiana.
Così l’isola di Pantelleria, conosciuta per la biodiversità, luogo di accoglienza del Mediterraneo ospita la cantina Abraxas il cui nome, dall’incerta etimologia, è anche una divinità nota ai Persiani, dalle fattezze zoomorfe. Oggi collabora con la Famiglia Cotarella.
Alsine 2023 (Zibibbo 85%, Viognier 15%) dal paglierino chiarissimo sfoggia un bouquet di mimosa, lime, menta, rosa gialla. In bocca un’onda iodata, di cappero… Finale sapido. Proprio come il sale rovesciato da Giuda nell’affresco, sotto il braccio, quando si spaventa alla notizia del tradimento di cui è egli stesso l’artefice e volge lo sguardo scuro verso i compagni, falsamente incredulo. Intensa mineralità.
La medesima azienda propone Redesa 2023 (Syrah 80%, Nero d’Avola 20%) dal rosato luminoso. Noce pesca, litchi, pepe rosa, uva spina. Di nuovo mineralità che si concretizza in un sorso appagante che potrebbe proprio essere abbinato all’anguilla presente sul banchetto.
Prosegue il viaggio “eucaristico” attraverso le etichette Cotarella. Sorelle 2023 (Merlot 90%, Aleatico 10%) dal colore più intenso. Lamponi, ribes, pepe nero, sbuffi di coriandolo in bocca si schiacciano come un chicco di melagrana simbolo del sangue del figlio di Maria, la cui buccia possiede una corona. Il sorso è sensuale, tanto da dover essere ripetuto.
Il Punto 2021 (Sauvignon Blanc) dagli archetti preziosi e lucenti sprigiona sentori di susina, rosmarino, salvia, melone, elegantemente fresco come il volto di Giovanni all’arrivo della triste notizia. Da degustare con tutti i piccoli pesci serviti a tavola.
Sodale 2021 (Merlot 2021) dal rubino dall’unghia più tenue è il sorso giusto, forse quello adatto a Tommaso che “si offre volontario” col dito alzato, quello con il quale avrebbe toccato le piaghe del Cristo. Ciliegia, prugna appena colta, sbuffi di finocchietto selvatico, rotondo all’assaggio, avvolgente come l’abbraccio che il figlio di Dio avrebbe desiderato in quel momento.
Montiano 2020 (Merlot 100%) dalle nuance più scure stuzzica naso e palato. Marasca, cioccolato, coriandolo, mallo di noce, pepe verde. Un piacere certo che avrebbe, almeno per un attimo, forse placato l’impazienza di Pietro che desidera ardentemente conoscere il nome del traditore. Sapore deciso, copioso, a tratti austero.
Le Macioche Brunello di Montalcino 2019 dal trasparente granato è chic. I frutti turgidi in bocca risultano croccanti. Balsamicità, speziatura, florealità sono solo alcuni sentori della macchia mediterranea, ancora tutta da scrivere
Chissà se dopo tutti questi assaggi i commensali si fossero ubriacati e la sorte di Gesù sarebbe stata diversa… Alla fine, come dimostrato dalla rappresentazione gestuale degli apostoli, esiste il libero arbitrio, ma sarà davvero così?





